Achille Castiglioni e Bruno Munari si conoscevano, si frequentavano, si piacevano e apprezzavano la rispettiva progettazione, il modo di vivere le cose di tutti i giorni e spesso si sono trovati a giocare insieme. Oggi, allo stesso modo, Giovanna Castiglioni della Fondazione Achille Castiglioni e Michela Dezzani, di Munaria, si ritrovano insieme accomunate da una stessa passione: la curiosità per il gioco.
Il gioco è sempre giocare, un’attività aperta che può cominciare in qualsiasi momento e, una volta terminata, ci lascia la voglia di ricominciare da capo. Il gioco è anche un metodo per osservare, per conoscere e per imparare a progettare.

Uno dei sogni nel cassetto di Giovanna è provare a mettere insieme due metodi di pensiero con cui è sempre cresciuta. Il desiderio di condividere una esperienza vissuta: ritrovare nella sua mente il padre Achille che dialoga con Bruno mentre lei li ascolta e partecipa felice di sentirsi grande e vedendo loro come dei compagni di gioco. Giovanna ama la comunicazione interattiva con i visitatori della Fondazione Achille Castiglioni e quando si relaziona con il pubblico, alle sue conferenze, suggerisce di fare ginnastica mentale e aprire gli occhi su mondo. La sua fortuna è stata di incontrare sul suo percorso Michela, persona indubbiamente attenta agli oggetti, ai dettagli, alle persone e grande sperimentatrice con grandi e piccini.
Studiosa e ricercatrice onnivora di tutto ciò che riguarda la figura dell’artista Bruno Munari. Formatrice e
consulente nella ideazione di progetti per adulti e bambini secondo il metodo da lui inventato.

Ha conosciuto e seguito Bruno Munari a partire dagli anni ’90 ed è stata allieva di suo figlio, Alberto Munari. Socia fondatrice dell’Associazione Bruno Munari e docente dei Master abilitanti alla pratica dei laboratori.
Achille Castiglioni e Bruno Munari, attraverso l’esperienza di Giovanna e Michela, sono un connubio perfetto che porta, in primis, loro a divertirsi nel raccontare storie, coinvolgere il pubblico a mettersi in gioco. L’argomento scelto, questa volta, è la matita, uno dei primi strumenti che usiamo per lasciare un segno!
Vietato saper disegnare è un laboratorio di sperimentazione che abbraccia la storia della scrittura e quella del disegno, dall’uso della pura grafite alla scoperta e invenzione di segni. Si comincia dalla raccolta degli strumenti grafici e artistici, i più disparati, dalla penna a sfera Bic ai moderni evidenziatori.

Si chiede a chi partecipa di non saper per forza disegnare e di portare una propria matita da casa per poterla usare e condividerne la storia con gli altri partecipanti/iscritti.
In due ore tutto prenderà forma e potremo lasciare tutti noi un segno sulla carta. Il partecipante al laboratorio si potrà portare via il kit che verrà fornito all’inizio del laboratorio, grazie ad EGO.M, insieme ai propri disegni, sui fogli forniti da Ciemme Print Solutions.

A marzo è in programma la presentazione al pubblico del laboratorio ‘Vietato saper disegnare’.
Il 25 marzo alle ore 10 il primo laboratorio per bambini (dai 6 ai 10 anni) e dalle ore 14 alle 16 per adulti (dai 18 ai 100 anni) in Fondazione Achille Castiglioni – Piazza Castello 27 a Milano.
Rivolto agli adulti e ai ragazzi, il laboratorio ha un costo di 25€ a partecipante, per massimo 15 iscritti.