La Sicilia è un posto stupendo.

Non lo dico da turista, con gli occhi pieni di quell’amore dal colore azzurro come l’acqua. Lo dico proprio da siciliana, quindi non di parte. Perché noi siciliani la Sicilia non la amiamo, ma inizi ad accorgerti della sua ricchezza ignorata appena te ne vai via, a vivere fuori.
Questo sentimento ce lo portiamo dentro per tutta la vita. Io me lo porto addosso sempre, ovunque io vada, qualsiasi luogo io visiti o in qualsiasi bel posto mi trovi, ho sempre questo rancore passivo che mi fa stringere i pugni e digrignare i denti e pensare: “Perché qui si e in Sicilia no?”.

Qualcosa sulle contaminazioni positive in Sicilia ve l’ho già raccontata negli articoli precedenti, però per fortuna c’è ancora tanto da scrivere.
A me farebbe piacere con questo articolo incuriosirvi ad “andare”, piuttosto che fermarvi a “leggere”; pertanto, come spesso mi capita quando parlo della mia terra, non voglio raccontarvi la Fiumara d’Arte, piuttosto vi condivido il mio personale viaggio, fatto due anni fa per la seconda volta, con accanto il mio compagno di avventure.
Se siete pronti partiamo, è raccomandata una borraccia d’acqua fresca e, se volete, alzate pure le aspettative, questo viaggio itinerante non vi deluderà.

Quando Andrea mi ha detto di non conoscere la Fiumara d’Arte io ero felicissima, perché a parole e sentimenti tutti miei avrei potuto spiegargli cosa essa sia stata per me la prima volta che l’ho visitata.
Saliti in auto ci dirigiamo verso Tusa, in provincia di Messina e il viaggio comincia così: “Allora la Fiumara d’Arte è un museo, anzi no è un percorso, forse ancor meglio è un itinerario d’arte…no: Fiumara d’Arte è un progetto d’amore.”
La storia della Fiumara non si può che definire così, è una storia d’amore di un figlio verso il padre: il progetto nasce nel 1982 quando Antonio Presti decide, dopo la straziante perdita del padre, di incaricare lo scultore Pietro Consagra e dedicare un monumento al padre. In cuor suo sa già che la sua idea ha un fine più grande, decide infatti di donare la scultura alla collettività tutta e stanziarla ai piedi della Fiumara di Tusa, un antico fiume della Sicilia.

*Consiglio personale: prima di intraprendere il percorso a cielo aperto fermatevi all’Atelier sul mare, l’hotel della Fiumara, da visitare assolutamente per le stanze a tema; qui sicuramente incontrerete Antonio Presti che vi “inizierà”, attraverso un suo brevissimo racconto, alla Fiumara. Lasciatevi ispirare ma fate il percorso che più vi incuriosisce, è un vento di cultura che soffia in maniera sempre diversa.

Il nostro viaggio inizia da qui:
La Materia Poteva Non Esserci“, si intitola così la prima opera scultorea della Fiumara realizzata dallo scultore Pietro Consagra, costituita dalla contrapposizione sinuosa di due elementi in cemento, uno bianco e uno nero, che svettano per 18 metri. Ci entriamo dentro, la percorriamo e subito percepiamo la sinergia che quest’opera crea col paesaggio naturale che ha attorno.

Oggi sono 9 in totale le opere che definiscono l’itinerario di questo museo d’arte contemporanea a cielo aperto, ma le intricate procedure burocratiche e gli ostacoli alla divulgazione artistica in Sicilia hanno messo a dura prova la pazienza e la caparbietà di questo grande progetto, per cui oggi in questo viaggio assieme vedremo solo alcune delle opere visitabili e completate.
Ci rimettiamo in cammino e percorriamo il litorale fino a intercettare la deviazione verso l’entroterra, direzione Pettineo per deviare poi verso Motta d’Affermo. Finalmente intravediamo “Energia Mediterranea”, un’onda realizzata da Antonio di Palma, che si rivolge al mare portando parte della sua energia e bellezza anche verso l’entroterra, come per dirci di non dimenticare mai di guardare anche dietro di noi.

©Siciliaweekend

Anche quest’opera è “interattiva”, la si può cavalcare come una vera onda, per proiettare i nostri sogni e il nostro sguardo dal picco di essa, ovunque vogliamo.
Poco più avanti, dopo una labirintica ma breve salita eccola lì, la “Piramide al 38° parallelo”. È Maurizio Staccioli questa volta l’autore di questo monumento dalle fattezze egizie, ricordando attraverso questa scultura la caducità dell’uomo, la sua transitorietà in questa Terra e il rapporto con il post-mortem. Qui il panorama si apre dalla vetta su tutto il litorale. Ci fermiamo a guardare e ci abbandoniamo ad un lungo silenzio di riflessione. Così capisco quanto la forza di quest’opera ci sia stata trasmessa.

Risaliamo verso Pettineo e continuiamo verso l’entroterra fino a raggiungere la località di Castel di Lucio, qui troviamo “Una Curva Gettata alle Spalle del Tempo”, quest’opera dalla forma sinuosa accompagna il percorso curvilineo della strada che stiamo percorrendo e viene inserita nel punto in cui la via antica intercetta quella nuova, metafora del tempo e della tradizione.

Qualche chilometro sempre verso l’entroterra ed arriviamo nel luogo più teatrale e spirituale di tutta la Fiumara, “Il Labirinto di Arianna”.

Qui decidiamo di prenderci il nostro tempo e il nostro spazio, ci dividiamo e percorriamo alternati il labirinto. Esso è un archetipo, simbolo di rinascita, di vita e di morte. C’è un’entrata, che somiglia ad un grembo materno, c’è una strada a impianto concentrico con pendenze lungo il percorso ed altre trasversali ad esso, che è simbolo del percorso tortuoso della vita stessa. 
E poi c’è la sua fine, un bellissimo albero che ti mette serenità solo a guardarlo, e svetta in alto verso il cielo blu dove finisce tutto, anche i nostri pensieri di oggi.
A questo punto facciamo dietro front, e dopo un po’ di chilometri ci re-immettiamo sulla litoranea e ci godiamo la vista del mare fino a raggiungere il “Monumento di un poeta morto” di Tano Festa, meglio conosciuto come la “Finestra sul Mare”.

Ci troviamo infatti davanti una finestra blu, a scala gigante che incornicia il panorama marittimo e ci fa sentire piccolissimi e inermi. Ci godiamo il paesaggio, è la nostra ultima tappa di questa giornata intensa ed ho gli occhi pieni.
Occhi pieni di emozione nel vedere così tanta bellezza nella mia terra; poi però mi accorgo che oltre l’orgoglio c’è anche qualcos’altro, che somiglia forse quasi ad un senso di colpa.
E subito mi viene in mette un passo de “Le città invisibili”, Italo Calvino:

 “Al di là di sei fiumi e tre catene di montagne sorge Zora, città che chi l’ha vista una volta non può più dimenticare. Ma non perché essa lasci come altre città memorabili un’immagine fuor dal comune nei ricordi. Zora ha la proprietà di restare nella memoria punto per punto, nella successione delle vie, e delle case lungo le vie e delle porte e delle finestre nelle case. Il suo segreto è il modo in cui la vita scorre su figure che si succedono come in una partitura musicale nella quale non si può cambiare o spostare alcuna nota. Ma inutilmente mi sono messo in viaggio per visitare la città: obbligata a restare immobile e uguale a sé stessa per essere meglio ricordata, Zora languì, si disfece e scomparve. La Terra l’ha dimenticata.

A volte penso che nonostante gli sforzi che la natura abbia fatto per donarci un patrimonio del genere, senza nulla chiedere, inutilmente essi valgono se pensiamo di non dovercene prendere cura.
Senza persone del genere, senza Farm, Periferica, MoltiVolti, senza Fiumara d’Arte, senza tantissime associazioni che lottano ogni giorno per mantenere viva questa bellezza, che sia naturale, culturale, sociale, essa sarebbe già svanita, come svanisce col segno del tempo tutto ciò che di bello esiste.