Il 19 Gennaio c’è stata la cerimonia inaugurale di Matera Capitale Europea della Cultura 2019.
Una città incredibile. Come scrisse Carlo Levi, “chiunque veda Matera non può non restarne colpito, tanto è espressiva e toccante la sua dolente bellezza” e, sebbene nel 2019 non sia più dolente di altre città italiane, di quel dolore si respira la nota di fondo.

Ho deciso, nell’estate 2018, di passare una notte nella città dei sassi. Prima di tutto perché quella santa donna di mia madre mi ha sempre detto “Paolì, Matera è troppo bella e tu te ne stai a Milano e a Foggia non torni mai”. E poi perché, con lo studio in cui lavoro, Mosae, in quel mese venivo a scoprire che avremmo curato tutta realizzazione dello spazio coperto polifunzionale allestito nella Cava del Sole su concept design dell’arch. Mattia Acito, e che è stato poi ultimato a tempo di record per l’inaugurazione.

Quindi, quando ancora il lavoro nella cava era in fase preliminare, dopo aver preso l’auto materna, diventata una celebrità tra i camperisti materani (vedasi foto allegata), ho deciso di andare finalmente a conoscere questo capolavoro di urbanistica spontanea, pernottando – se non si fosse capito – nell’uterina city car mimeticamente parcheggiata di fronte al tribunale (edificio che sembra progettato dal fratello materano di Louis Kahn).

Per una volta nella vita ho dovuto concordare con mia madre. Matera è una città stupenda, non solo per la sua unicità scultorea, ma anche per la genialità dei suoi abitanti che l’hanno così modellata fin dalla preistoria. Si parla tanto oggi, in urbanistica, di “resilienza”, della capacità, da parte anche di città e persone, di assorbire un urto e di adattarsi di conseguenza alle nuove condizioni ambientali. Ecco, i sassi di Matera rappresentano un esempio illustre di resilienza e di trovate geniali anche, per così dire, nel campo del design e della (auto) progettazione degli spazi vissuti. Nei sassi, le abitazioni storiche materane, scavate nella roccia sin dal paleolitico troviamo cassetti che diventano letti, letame animale che fermentando diventa riscaldamento, ingegnosi condotti per l’acqua piovana, geniali canali di scarico e nevai per conservare il ghiaccio.

La vergogna d’Italia, come venne definita da Togliatti nel 1948 ha appena iniziato il suo anno sotto i riflettori, ciliegina sulla torta nel suo processo di riscatto. Numerosi sono stati e saranno le iniziative e gli eventi che avranno luogo a Matera, tra cui diversi progetti cardine dedicati nello specifico ad architettura e design.

Progetto pilastro è l’Open Design School (ODS). L’ODS non è una scuola è fondamentalmente un laboratorio interdisciplinare, attivo dal 2015, per la progettazione e realizzazione degli allestimenti e dell’arredo urbano necessari a Matera 2019, con la partecipazione attiva dei cittadini: laboratori, dibattiti, il tutto aperto al pubblico, e anche un Summer Camp nel mese di agosto.

Lumen/Social Light è invece il doppio progetto di light design. Nella prima fase, curata dalla light designer Giovanna Bellini, esso si ispira alle luminarie, tipica tradizione del Sud Italia, introducendo, in 15 punti della città, grandi architetture luminose realizzate in collaborazione con i cittadini supportati da alcuni artigiani locali.  Nella seconda fase, Social light, i cittadini sono chiamati metaforicamente a “farsi luce” e avranno la possibilità di costruire un oggetto luminoso, simile ad una borsa, che potranno portare con sé durante le serate degli eventi, o appendere alle porte delle proprie case.

Con Padiglioni invisibili saranno invece realizzati sette padiglioni all’interno di un sistema di cisterne risalenti al XV secolo nel cuore dei Rioni Sassi, che permetteranno ai visitatori e agli abitanti di Matera di riscoprire, anche grazie alla loro rifunzionalizzazione di questi spazi, il patrimonio architettonico nascosto.

Architettura della Vergogna cerca di indagare, attraverso la cultura architettonica, temi che ogni giorno ci passano davanti senza restare realmente impressi. Saranno le opere incompiute, i ghetti rurali, alcuni celebri esempi di edilizia popolare la vergogna del futuro?