Parlando della città, David Bowie disse “Berlino è la più grande stravaganza culturale che si possa immaginare”. Città simbolo dei fatti salienti del XX secolo, offre la prospettiva più seducente e illuminante sull’Europa moderna e contemporanea. Basti passeggiare tra i distretti urbani per accorgersene, o semplicemente scendere i gradini della metropolitana, la U-bahn. Le differenti stazioni sotterranee sono un’affascinante mescolanza di stili e colori, capace di catturare lo sguardo del lavoratore assorto al finestrino o della giovane mamma sulla banchina.

Alla Berlinische Galerie proprio in questi giorni si è tenuta la conferenza internazionale “Underground Architecture Revisited”, dedicata alla progettazione architettonica delle stazioni sotterranee berlinesi del secondo novecento. Dalla storia della loro genesi ai concetti architettonici in gioco, dalle minacce di rinnovamento radicale all’apporto artistico odierno compiuto da fotografi, registi e giovani accademici.

Quel che è certo è che Berlino abbia conosciuto una radicale rinascita, e con essa la metropolitana si è fatta spazio artistico. Tale è la varietà delle stazioni sotterranee che non sarebbe da stupirsi se ogni berlinese ne avesse una preferita.

Partiamo dalla combinazione dei colori ad esempio, come con la fermata di Jungfernheide. Il suo nome vuole dire “foresta delle fanciulle” e deriva dal grande bosco che una volta cresceva sul luogo. Il disegno astratto delle piastrelle ricorda degli uccelli colorati a riposo su un prato. O ancora la stazione di Paulsternstraße con le sue stelle, i fiori e i grandi mosaici vegetali. Opera dell’architetto Reinhard Rümmler, deve il suo nome al pub del 1848 a Spandau “Paulstern”, appartenuto a Paul Stern.

Insolita anche Deutsche Oper, la stazione del film “Run Lola Run” (1978) di Tom Tykwer. Le sue piastrelle, un po’ grottesche un po’ naiv, sono opera dell’artista portoghese José de Guimarães, regalate alla città dall’ambasciatore del Portogallo. Dalla trama psichedelica è invece la stazione di Mierendorffplatz, con le sue lettere “M” (omaggio a Carlo Mierendorff, eroe della resistenza tedesca al nazismo), realizzate con le sagome a forma di farfalla rosse e nere. Alcuni berlinesi hanno dichiarato che la particolarità della trama dà loro mal di testa.

Dal sapore un po’ nostalgico sono invece le stazioni di Wittenbergplatz, dal design Art déco con le graziose biglietterie in legno, i poster d’epoca e l’orologio da parete in ferro battuto, e quella di Richard-Wagner-Platz sulla linea U7, ornata da mosaici provenienti dalla sala dei Minnesänger del distrutto ristorante Bayernhof sulla Potsdamer Straße.

Non mancano le stazioni dal fascino più oscuro come ad esempio quella di Pankstraße sulla linea U8. Rivestita di piastrelle opache color terra, la stazione nasconde proprio sopra la galleria quello che era uno dei bunker che Hitler fece costruire poco prima di morire, mantenuto in funzione durante la Guerra Fredda. Non da meno la stazione di Mohrenstraße con il suo misterioso marmo rosso. Secondo alcuni si tratterebbe della pietra che un tempo adornava la Cancelleria del Nuovo Reich, utilizzata dai tedeschi dell’est degli anni ‘50 per ricostruire la stazione dopo i bombardamenti. La vicenda però sarebbe stata insabbiata a sostegno del poco orgoglio per il riciclo del marmo.

Diverso il fascino di Jannowitzbrücke, la prima stazione fantasma a riaprire al secondo giorno dalla caduta del muro. Appartenuta a Berlino Est, la sua entrata era stata completamente murata. Oggi è punto di partenza delle uscite in barca sul fiume Spree.

Intrisa di storia anche la stazione di Potsdamer Platz, la prima costruita a Berlino. Il muro venne edificato proprio sopra la stazione nel 1961, costringendo la chiusura della u-bahn per impedire l’attraversamento sotterraneo. Ristrutturata e aperta nel 1993, era stata la più famosa stazione fantasma.

Concludendo possiamo dire che se l’architettura dei mezzi di una città esprime lo spirito dei suoi abitanti, allora l’eclettismo delle stazioni berlinesi incarna perfettamente la natura mutevole e creativa dei suoi residenti.