Quando ho incontrato Marcel Wanders durante la scorsa Design Week a Milano ho voluto approfondire con lui alcuni aspetti del suo lavoro come designer e imprenditore. Ne è scaturito fuori un colloquio interessante e fuori dagli schemi, con degli spunti inaspettati su come sia imprescindibile nel mondo moderno possedere una genuina cultura storica del design.

DC: La prima cosa per me veramente interessante quest’anno è la lettera che hai scritto ad Alessandro Mendini. L’ho letta e so che l’hai scritta tu personalmente. L’ho trovato un momento molto toccante all’interno di questo periodo esclusivamente commerciale e sono curioso di sapere come Mendini ti ha ispirato nel tuo lavoro.

MW: Quando ero uno studente di design, il design era ai suoi albori e il Bauhaus dettava regola. Se pensiamo alla cultura del design e alla sua filosofia è incredibile quanto sia cambiato tutto. Al tempo non si poteva chiamarla cultura ma era più una strategia, infatti il processo che portava a fare scelte di prodotto era molto razionale, obbligava a pensare gli oggetti in un determinato modo.
Quando studiavo la mia docente chiamava i designers italiani degli anni ‘80 “I degenerati”, venivano derisi e definiti ridicoli, ma furono loro a fare in modo che il design fosse percepito come qualcosa in divenire. George Cuvier lo ha spiegato molto bene con la sua teoria delle catastrofi, il mondo si sta muovendo e sta cambiando e noi con lui. Grazie a loro ho scoperto che il mondo stava andando avanti e amavo l’idea di poter prendere parte a questo cambiamento. Gli italiani hanno creato una nuova filosofia, una nuova idea e io sono stato sconvolto da tutto questo.

DC: Questo è interessante perché io sono stato un giovane studente di architettura e per me c’è stato tutto il periodo degli anni Sessanta, Settanta che riguardava plastica, colori e forme e non seguiva solo il Bauhaus, la nostra tradizione in Italia ci obbligava a cooperare tra compagnie e designer in un altro modo

MW: La filosofia del design era moderna, razionalistica, minimal, quindi tutte le idee moderniste erano profondamente diverse da quello che accadeva nel mondo del design di quegli anni. Non c’è mai stato davvero un nuovo modo di pensare nel design, ma qui in Italia si potevano percepire una nuova energia, un nuovo panorama. Credo che il tributo che ho reso ad Alessandro Mendini sia molto importante per tutti noi, dobbiamo essere un gruppo dove ci si rispetta a vicenda e dobbiamo celebrarci insieme.

DC: Quello che ho scoperto venendo da Moooi tutti gli anni al Salone del Mobile, è che tutti i designer che lavorano con Moooi sono molto grati di avere l’occasione di collaborare in questo ambiente, perché hanno modo di comprendere cosa significa realmente “fare design” e questo è molto importante oggi per creare il panorama dei designers futuri. Non ci sono molte aziende a questo livello che fanno così tanto scouting.

MW: Per dare spazio ai giovani designer ho creato un “podio” per dare loro una possibilità e per trovare qualcuno di originale, che riesca a spiccare. Ho creato questa compagnia partendo dal mio proprio lavoro e dal lavoro degli altri, non solo giovani ma anche professionisti affermati. Penso che il 70% dei designer che abbiamo nella nostra compagnia abbiano iniziato con noi il loro percorso. Credo che sia bellissimo dare fiducia e credere nel lavoro degli altri, soprattutto nel dare una possibilità.

DC: Come si sta sviluppando la compagnia in questo momento? So che recentemente avete aperto nuove sedi e anche qui a Milano avete optato per una location nuova e diversa dagli anni precedenti. Immagino sia un momento di nuove opportunità, nuovi passi…

MW: Abbiamo cambiato soprattutto la nostra strategia, eravamo soliti avere tutte le novità una volta all’anno a Milano e quindi era un po’ difficile riuscire a dare il giusto onore a ogni oggetto, a rispettare i tempi e le procedure per poterlo produrre subito dopo.
La comunicazione si muove così velocemente e le copie vengono fatte così velocemente; abbiamo deciso di lanciare solo prodotti che fossero pronti per la produzione e li lanciamo contemporaneamente in tutto il mondo. Il divano su cui siamo seduti per esempio viene lanciato oggi come prodotto ordinabile in tutto il mercato mondiale.
Questa strategia di marketing è essenziale per il nostro mercato, e lo dimostra il fatto che sempre più aziende si stanno muovendo in questa stessa direzione.
L’altra novità davvero interessante è che abbiamo creato un codice per ogni prodotto, “The Button”, un marchio apposto su ogni oggetto, che è al contempo un sistema digitale di tracciabilità interna per la produzione di ogni singolo componente. Tutti i prodotti che abbiamo disponibili oggi presentano questo marchio di fabbrica super innovativo che per noi rappresenta una grande responsabilità e la nostra volontà di assumercela.

DC: una scelta di marketing molto azzeccata visto che non riguarda la lotta alle contraffazioni ma la volontà di dare più valore al prodotto, all’idea e all’azienda stessa.

MW: è di fatto una scelta funzionale, grazie a questo metodo se qualcosa si rompe, sappiamo chi ha prodotto tutte le componenti, quali problemi possono esserci e come si possono risolvere, quindi abbiamo questa connessione speciale, questo legame con il prodotto finito che è davvero importante.
Voglio essere il Padre di questi prodotti e così facciamo in modo che questi “figli” siano davvero autentici.