Per chi è appassionato di design europeo e in particolar modo di design olandese, lo studio di Roderick e Claire Vos è sicuramente un punto di riferimento preciso da più di vent’anni, e non soltanto per la ricchezza della fantasia della loro produzione ma anche per la precisione della loro visione e del loro percorso.

Per questo motivo abbiamo voluto porre qualche domanda a Claire Vos che ci ha introdotti con piacere nel suo mondo composto di fantasie, geometrie e lontane memorie etniche.

DC: La prima domanda che vorrei sottoporti è: da quanto tempo vi conoscete e lavorate insieme tu e Roderick? Siete un’altra delle coppie formidabili del design?

CV: Io e mio marito abbiamo lavorato insieme per 25 anni ma ci conosciamo da molto di più.  Ci siamo conosciuti alla stessa scuola superiore, eravamo nella stessa classe, quindi da molto tempo.  Finito il liceo cinque anni più tardi, mi dovevo specializzare e avevo la possibilità di scegliere se studiare Graphic Design, Product Design oppure Fashion Design mentre Roderick si è subito focalizzato sul Product Design. Mi sono quindi occupata per lo più di creare l’identità dello studio e di approfondire i miei studi su cosa significa abitare uno spazio casa, con un mix di Fashion design. Quando abbiamo finito la scuola ci siamo trasferiti in Indonesia perché mio marito è per il 25% indonesiano. Siamo rimasti lì per quattro anni e per noi è stato un periodo formativo fondamentale.

DC: una scelta molto coraggiosa quella di trasferirsi così lontano essendo molto giovani…

CV: Penso che ora come allora i giovani sappiano bene cosa è necessario fare, cosa serve al giorno d’oggi per emergere e realizzarsi. Anche in Olanda funziona così, abbiamo realizzato uno studio di design dove lavorano molti giovani. Ci piace infatti dare una possibilità, uno spazio a loro per potere crescere e fare esperienza.

DC: quindi le vostre ispirazioni a livello estetico sono perlopiù di natura etnica

CV: Il tocco asiatico e l’influenza dell’Indonesia si possono notare infatti nei colori e nelle forme che utilizziamo. Già quando ero piccola mi piaceva giocare con diverse textures, i diversi colori e materiali; per me questa è fondamentalmente una reinterpretazione di quello che facevo allora.

Per tutto il periodo successivo al nostro trasferimento in Indonesia ci siamo occupati di vendita al dettaglio e quando siamo rientrati in Olanda ci siamo concentrati sul prodotto, riuscendo a collaborare con diverse aziende, da Moooi a Driade a Leolux, solo per citarne alcune.

Da tre anni abbiamo deciso quindi di non concentrarci solo sul Product Design ma anche sul disegno delle textures, e penso che sia un’ottima combinazione, funziona molto bene soprattutto per le collaborazioni con le aziende per la direzione artistica.

DC: in effetti sempre più aziende si affidano a designer e architetti per la direzione artistica oltre che per i prodotti e voi non fate eccezione.

CV: Per i giovani designer penso che la connessione con un brand a volte sia molto difficile ma si riesce a vedere subito la combinazione che si crea quando è uno spirito giovane a creare un prodotto per un brand. Driade, ad esempio, ha affidato quest’anno la sua direzione artistica a Fabio Novembre ed è un’azienda in un momento particolare, ma Fabio ha avuto diversi contatti e collaborazioni con loro durante gli anni. Il progetto Nemo è del 2008, quindi sono già più di 10 anni di collaborazione.

DC: Sono curioso di scoprire i prodotti che avete studiato quest’anno. Quali sono gli ultimi progetti a cui vi siete dedicati?

CV: abbiamo realizzato una serie di tre tappeti, un mobile per il living, un tavolino side e molto altro. Il tavolino OILY BUSK è un tavolino molto affascinate che abbiamo pensato in ceramica ma rivestito con una vernice iridescente; le superfici appaiono gradualmente e cambiano colore all’aumentare dell’angolo di chi guarda o dell’illuminazione.

Per la costruzione e le forme della vetrina DOWNTOWN ci siamo ispirati ad un edificio classico in stile Art Deco. Ha un’altezza impressionante di un metro e ottanta ed è un bellissimo colpo d’occhio anche quando è vuota. Il cliente poi sceglie che funzione darle: libreria, minibar, mensola per trofei…

Il tappeto BOWsembra un oggetto giapponese, con le sue sfumature e la sua pulizia ma non l’avevo pensato così a priori, mi ero concentrata più sui colori e sui legami tra questi ultimi. Il risultato però mi piace molto, con questo degradè che conferisce profondità e tridimensionalità.

Per me creare questi prodotti, questi mosaici, e passare giorni sul pavimento a giocare con i colori e le loro sfumature è una delle attività più belle e più gratificanti.

DC: Ma forse questo è proprio il tuo talento. Hai iniziato da piccola giocando a mischiare i colori, le forme, mettendo tutto insieme e ora l’hai reso il tuo lavoro.

CV: Si, è vero! Ho ricominciato da capo e sono tornata bambina ed è una bella cosa, riuscire a mantenere la parte più infantile che c’è in tutti noi.