Mi piace iniziare la prima lezione dei miei corsi proprio con questa parte della famosa frase: “Se non siete curiosi, lasciate perdere. Se non vi interessano gli altri, ciò che fanno e come agiscono, allora quello del designer non è un mestiere per voi” che Achille Castiglioni consigliava a i suoi studenti. Non certo per terrorizzare gli studenti ma, con lo stesso spirito del caro Achille, per stimolarli a interagire con tutto quello che li circonda e a non subirlo passivamente.

Sì, intorno a noi si può sempre imparare qualcosa, anche sul design, semplicemente osservando con un po’ di attenzione; per esempio, se state accompagnando la vostra fidanzata a fare shopping, forse dopo dieci minuti che state osservando la nuova collezione di Zara, invece di tuffarvi sul vostro telefonino e alienarvi da dove siete, osservate un po’ i display, chiedetevi come si sostengono le mensole che state guardando, guardate il soffitto e cercate di capire come sono state disposte le luci. Ecco, questo sono io, un architetto professionista e professore che cerca di spiegare ai suoi studenti come da un giro di shopping si possa uscire arricchiti, culturalmente parlando, e come quanto appreso lo si possa utilizzare la prossima volta che ci si mette a progettare uno spazio o anche un oggetto.

Da piccolo mi sono sempre chiesto come funzionassero le cose e come si potesse costruirle, credo che tutti abbiano provato questa sensazione di fronte al Mecano o alla prima costruzione in mattoncini Lego… io cercavo sempre di allineare tutti i mattoncini perché non mi piacevano le fughe sfalsate e anche se, ovviamente, in quel modo il muro era molto debole e le mie strutture non erano resistenti, in compenso erano molto eleganti!

Se vostro figlio o un vostro amico manifesta questi sintomi, potrebbe essere un futuro architetto quindi non vi disperatevi ma potreste influenzarlo e spingerlo verso il design. Diventare designer al giorno d’oggi, secondo me, è un vantaggio: il placement è migliore, si può essere assunti dalle aziende raggiungendo il tanto agognato “posto sicuro”, non si hanno responsabilità civili e penali come gli architetti, facendo esattamente la stessa cosa ma senza “firmarla”. Negli ultimi anni mi sono spesso trovato di fronte a questa domanda postami da disperati studenti di interior design: “Ma secondo lei conviene che mi iscriva anche ad Architettura così posso iscrivermi all’Albo e poi firmare i miei progetti?”. Ovviamente dietro a questa preoccupazione, spesso e volentieri, ci sono le famiglie, angosciate perché il figlio non diventerà architetto, medico o avvocato, ma bensì designer.

Come potete ben immaginare io non penso che sia necessario, trovo la figura del designer assolutamente adatta alla società dei prossimi anni, e vedo in modo decisamente positivo la specializzazione delle professioni; non è più il tempo dell’Architetto tuttologo che sa fare tutto e si occupa di tutto, il mondo per nostra fortuna è in continuo cambiamento. Io stesso mi ero iscritto alla Facoltà di Architettura perché non esisteva nessun’altra alternativa e se qualcuno avesse voluto fare il designer nei primi anni ’90 doveva frequentare necessariamente quella Facoltà. In seguito, studiando, mi sono appassionato ad entrambe le discipline e sono uscito un po’ “bipolare”, se mi concedete la battuta.

Seguendo la mia passione verso il design, agli inizi della mia carriera mi sono cimentato nel campo del furniture design, lavorando con un socio che è un mio caro amico tutt’oggi e con il quale andavamo nelle aziende della Brianza a lavorare con i prototipisti. Persone anziane che avevano decine d’anni d’esperienza nel loro lavoro, schiette e fortemente “brianzole”, che parlavano quasi sempre in dialetto e che quando si rivolgevano a noi due ci chiamavano così: ”Ué, Architett”. Il mio socio, più giovane di me e molto fiero dei suoi studi allo IED, ha sempre risposto loro: “Sono un D-E-S-I-G-N-E-R” scandendo bene le parole e la risposta che ha sempre ottenuto è stata: “Ste set cusè?” (tradotto: cos’è che sei?)

Con questo breve aneddoto vi saluto per ora e vi do appuntamento alla prossima uscita.