Gli italiani sono i primi consumatori mondiali di acqua in bottiglia: circa 192 litri pro capite annui. Prima di analizzare un’alternativa all’utilizzo della plastica come contenitore, iniziamo un elenco di bevande consumate come alimento al posto della semplice acqua.

In Russia il succo estratto dalla pianta di Betulla era la seconda bibita più consumata (al primo posto il succo di pomodoro) durante il periodo sovietico. Ricavato dal tronco della pianta come il lattice e lo sciroppo d’acero, questo succo veniva stoccato in barattoli o taniche e venduto ‘a bicchiere’ ai lati della strada nei chioschi ‘Soki-Vody’.

Spostandosi in un clima più caldo arriviamo in Brasile, rinomato per l’enorme varietà di frutta esotica e del grande consumo per integrare i sali minerali e le vitamine perse sotto il sole. Anche sulla spiaggia più calda sarà facile trovare un venditore di strada che apre noci di cocco piene di rigenerante e fresca acqua di cocco. Una pausa rifocillante dove si beve il succo e si mangia la polpa entrambe in un packaging bio (la noce).

Un dolce estratto invece si ricava pressando meccanicamente le canne da zucchero che rilasciano un liquido giallo-verde. Ricco di ferro, vitamine e fitonutrienti viene prodotto (e consumato al momento) nei paesi dove le coltivazioni di canna da zucchero sono abbondanti, come Il Sud Est asiatico, l’India, l’America Latina e l’Egitto.

Ora la riflessione si sposta al packaging e qui ne proponiamo uno biodegradabile: la collezione usa e getta dello studio giapponese Wasara che abbina sensibilità estetica ed ecologica; uno ‘mangiabile’ dopo averne bevuto il contenuto: Loliware cup di How We See The World fabbricata in usando l’alga agar agar che è commestibile; uno che è un composto di vegetali: il lavoro di ‘edible art’ creato da Geke Wounters che utilizza le strutture vegetali essiccati come contenitori alimentari.