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Svegliarsi al mattino ed alzarsi continuando a sognare la propria razione di caffè è un’abitudine che caratterizza la routine giornaliera di civiltà sparse per tutto il globo.

Il primato di produzione ed esportazione del chicco in questione è il Brasile che ogni anno sparge per il mondo più di 2,5 milioni di tonnellate di caffè.

Seppur la materia prima che deriva dei chicchi tostati è la base di tutti i tipi di caffè, le modalità di miscela e preparazione sono molto diverse e cambiano da una nazione a quella confinante.

La bevanda prodotta, viene quindi consumata in modo diverso e le tazze che la contengono sono lo specchio di ‘usi e costumi’ di come viene bevuto il caffè.

Un po’ per cultura e un po’ per piacere, noi italiani siamo gli Espresso-consumatori e il 96,5% della popolazione è appunto consumatrice (e degustatrice) di caffè. Ristretto, macchiato, moka, lungo o corretto, la quantità finale non deve mai superare la soglia della tazzina del bar per essere considerato un caffè ad hoc. Questa usanza non sembra essere rispettata dalla stragrande maggioranza delle culture che sfoggia la mug di cartone come status symbol, camminando senza separarsene mai. Una ‘dimensione di mezzo’ viene adottata nella fredda nazione che si scalda il cuore con la sauna ed il caffè: i finlandesi (che amano l’aurora boreale allo stesso livello del fumetto Moomin), bevono 12 chili della bevanda brunita a testa ogni anno.

Svegliarsi al mattino ed alzarsi continuando a sognare la propria razione di caffè è un’abitudine che caratterizza la routine giornaliera di civiltà sparse per tutto il globo e nessun amante di questa bevanda potrebbe rinunciare alla propria tazza per scambiarla con un formato differente.

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