Lunedì 21 ottobre si è spenta una delle anime più vive e luminose (è proprio il caso di dirlo) del mondo del design. Ingo Maurer, il mio personale eroe della luce. In oltre 50 anni di carriera ha pensato, progettato e prodotto più di 200 pezzi di “lighting design”, anche se lui avrebbe odiato chiamare così le sue lampade. È stato definito da molti come un “poeta della luce”, ma lui, che ha sempre vissuto e lavorato con semplicità e ironia, non amava definirsi tale. In una recente intervista rispose così, quando il giornalista gli si rivolse con questo appellativo: “Essere originali non è così difficile se ascolti la tua voce interiore. E la luce migliore, dico sempre, viene direttamente dal cuore. È uno dei miei segreti.” Ed è proprio così. La sua luce “viene dal cuore”, è libera dalla tecnicità che caratterizza il tipico prodotto industriale, ma la contiene, la nasconde, la cela sotto ciò che per Ingo Maurer era davvero importante: l’atmosfera, l’emozione che una luce comunica. Come la Campari Light, che sfrutta un oggetto quotidiano del design italiano (l’iconica bottiglietta del Campari Soda) per dare forma a una lampada dalla luce rosata e dal sapore “molto italiano”.

Chi come me ha vissuto circondato dalle sue creazioni, capirà al volo cosa intendo quando parlo di atmosfera. Perchè Maurer prima di progettare l’oggetto progettava la sensazione che esso avrebbe comunicato, pensava dettagliatamente alla relazione che la lampada avrebbe instaurato con chi l’avrebbe usata, come me, per una vita intera. Aveva in mente un rapporto di comunione tra l’uomo e la luce, e ho l’impressione che cercasse sempre di renderlo più divertente, nuovo, e interessante possibile. Ogni sua creazione è una sorpresa. Una vera sorpresa fu il lampadario Zettel’z, fatto di post-it, che “vive” nei messaggi che qualcuno scriverà sui fogli bianchi del paralume e che ci ha insegnato un nuovo modo di interagire con gli oggetti. Oppure la storica Delight Lamp in fibra di vetro: sembra un fantasmino e dopo quasi 40 anni di presenza nelle nostre case si fa ancora guardare con interesse e curiosità.

La sua produzione è legata a doppio filo alla sua personalità, e questo aneddoto ci aiuta sicuramente ad inquadrarla: avete presente il celebre lampadario Porcamiseria? Ecco, per produrlo ci vuole un anno intero. E sapete perché? Perché il signor Maurer spaccava personalmente il servizio di piatti, e non in modo programmato, ma solo e precisamente quando si sentiva davvero arrabbiato. In questo modo il processo di “rottura” poteva andare avanti mesi e mesi fino a quando, distrutto anche l’ultimo piatto del servizio, avrebbe assemblato i pezzi ed inviato il progetto. Non solo, dal momento che il Porcamiseria è pensata per adattarsi alle condizioni dell’ambente per il quale è progettato (sono tutti pezzi unici) se la pianta dello spazio inviata dal cliente non lo convinceva, o non sembrava essere troppo spaziosa, niente da fare, niente Porcamiseria.

E non possiamo non citare la poesia del suo L’uccellino, che con un singolo battito d’ali ha ribaltato la concezione della luce “tecnica” verso un concetto poetico ed estetico.

Insomma, si è spento un personaggio unico che con il suo approccio ironico ci ha insegnato a vivere col sorriso, illuminati dalle sue creazioni. Al di là del suo immenso corpus progettuale Ingo lascia a devoti e profani un insegnamento semplice semplice, che non dovremmo mai dimenticare: che con la luce giusta, la vita è (ma davvero) migliore.