La storia di Extravega è un intrecciarsi di passione, avventura, esperienze dove il personale ed il professionale si fondono grazie alla vitalità, sensibilità ed umanità del suo creatore. Il protagonista di questa storia è Antonello Rillosi, che solo a diciott’anni andando all’ufficio anagrafe per la richiesta di documenti per l’assunzione di lavoro, scopre di chiamarsi Antonio: in famiglia e per gli amici è sempre stato Antonello e in seguito nel lavoro con i collaboratori più stretti continuerà a chiamarsi così. Inizia a lavorare presto, a tredici anni, nella carpenteria leggera del padre in un comune dell’hinterland milanese, dove rimane per cinque anni imparando a saldare, molare, usare la punzonatrice e la piegatrice, anche a schizzare e frequentando un corso professionale a fare disegni tecnici.

Proprio nell’ambito famigliare, in seguito di un’accesa discussione con i genitori per motivi sentimentali, un pomeriggio non rientra in bottega a lavorare e, grazie ad un angelo custode come racconta Antonello, incontra Giuseppe Aiolfi, titolare con il fratello di una carpenteria a Cormano, che spinto da un sentimento paterno lo assume e con tanta spontaneità e semplicità lo aiuta. È il 9 Maggio e quella sera Antonello, non volendo tornare a casa, si addormenta su una panchina del parco di Villa Manzoni che sarà il suo letto per due settimane. Dopo cinque mesi, mentre quotidianamente lavora da Aiolfi con uno stipendio che gli permette di essere autonomo, gli viene offerta l’occasione di dirigere una carpenteria, la Vega, ma con l’aiuto di Giuseppe Aiolfi che gli concede un grosso prestito per acquistarla, Antonello la rileva e la trasformerà in Extravega nel 1985.

I cinque anni successivi, per restituire il denaro ricevuto, lavorerà sette giorni su sette: al mattino nell’azienda Aiolfi e il pomeriggio nella sua Extravega. Il giovane Antonello si divertì addirittura in quegli anni e non fu pesante sostenere quel ritmo perché spinto da una gran passione per il lavoro e un grande spirito d’avventura.

Una storia d’altri tempi, neanche così lontani, quasi rocambolesca, romantica e fantastica, ma assolutamente vera e scritta dalla purezza e sincerità di Antonello: una storia professionale che abbraccia una storia sentimentale profonda, basata su forti legami di amicizia e amore, fino all’incontro di Emanuela, che diventerà moglie e poi parte della grande famiglia Extravega curandone il settore finanziario.

 A questo punto si entra in una parte personale e intima di questo giovane e sarebbe necessario lo spazio di un libro dove scrivere e raccontare, momento per momento, la vita sentimentale e professionale di Antonio Rillosi così intensa, interessante, delicata e piena di valori e sentimenti che mi ha affascinato e commosso mentre lui stesso me la raccontava con precisione a distanza di più di trent’anni.

Le parole che più rimangono impresse sono la trasparenza, la pazienza, la volontà, l’attesa, il tempo che scorre e la fede.

Si perché l’esperienza dell’istituto salesiano porta Antonello vicino a Dio e gli conferisce una fede solidissima che lo aiuta e guida anche nella vita aziendale: una fede nelle proprie capacità che lo rende sicuro dei risultati a cui arrivare. L’esempio di Gesù fa si che la famiglia cristiana sia un modello per la famiglia di collaboratori dell’azienda e seguendo questa strada crea una possibilità di collaborazione con i dipendenti e legami stretti con gli imprenditori amici, portando beneficio all’azienda e alle persone stesse e creando una piccola oasi di benessere che colora il grigiore che talvolta avvolge il mondo del lavoro. La stretta relazione tra fede e impresa induce Rillosi insieme ad ex allievi salesiani, un missionario e comunità locali, a creare delle piccole attività in paesi in via di sviluppo quale l’Africa, per dare un futuro ai giovani.

Attraverso le parole che creano emozioni, il racconto mi porta nel cuore dell’azienda, la sartoria, il laboratorio di architettura che produce oggetti di design, manufatti architettonici personalizzati, pezzi unici, grazie ai suoi uomini: all’inizio i primi otto sono i collaboratori che guidati da un capitano ancora ragazzo, ma caparbio e già maturo per raccogliere le sfide della vita , affrontarle e vincerle, fiduciosi decidono di seguirlo ed alcuni addirittura gli sono ancora fedelmente accanto.

Le persone di Extravega sono fondamentali: l’affiatamento e l’affetto reciproco e con il titolare, l’etica di fare le cose al meglio, la filosofia d’innamorarsi dei progetti sono i concetti su cui Antonello si basa per progredire; è importante la flessibilità, non avere orari fissi di lavoro, organizzarsi tra dipendenti per il maggior bene comune che è anche il bene del singolo collaboratore e della sua famiglia, il bene dei fornitori che aiutano l’azienda a migliorare ed infine il bene dei clienti che ricevono prodotti d’eccellenza.

Antonello ha creato Extravega con i suoi collaboratori e collaboratrici cercando di inventare un luogo dove non si va a lavorare, ma a fare delle cose bene, con passione e voglia.

Ha voluto seguire un percorso diverso da quello iniziale nell’azienda paterna con campanella e cartellino, un percorso senza orari fissi e quando serve senza mansioni, dove se lavori libero esprimendo le tue idee, lavori meglio; creando un un gruppo affiatato dove gli obbiettivi sono comuni e dove ogni collaboratore sa fare più cose e quando necessario cambiare anche il ruolo per poter affrontare ogni volta prodotti diversi.

Anche l’elasticità è importantissima.

È tutto un sistema, quello di Extravega, che si basa sulla creatività che porta a sentirsi liberi e quindi ad inventare, proporre idee e creare. Ragionando con grande elasticità le persone non si annoiano, imparano e crescono in esperienza e soddisfazioni personali.

Quando l’azienda inizia la sua avventura, nasce con due grossi clienti: Baraldi e Hantarex. Produrrà fino al 1999 cappe per cucina per la prima e per la seconda monitor e contemporaneamente alcuni arredi per aziende di contract (Cassina, Molteni, Lema, Poliform e Tecno).

Proprio Tecno porterà Extravega ad una svolta, quando acquisendo l’appalto della fornitura degli arredi d’interni per il Centro Pompidou a Parigi, chiederà ad Antonello Rillosi di diventare per alcuni mesi un partner del metallo di Tecno.

Lavorando per la prima volta con pezzi su disegno abituato alla produzione di serie, Antonello commette un errore sul preventivo ed Extravega si troverà nel 2000 al termine del lavoro ad andare in pari, ma senza un guadagno e quindi in difficoltà a proseguire.

In seguito a quell’errore Antonello non si perde d’animo e grazie alla sua fede e volontà, dopo aver lavorato con i suoi collaboratori al perfezionamento dell’azienda, prende una nuova strada ed Extravega diventa architectural fabrications, produzione di manufatti di design ed architettura e quindi la trasformazione di carpenteria in “sartoria dei metalli e vetro”, col desiderio di creare oggetti customizzati ed esclusivi.

Dalla sede di Paderno Dugnano inizieranno ad uscire pezzi unici disegnati da famosi architetti e designer per girare il mondo: scale, serramenti particolari, facciate, arredi e sculture. Prodotti che lavorando materiali naturali come i metalli, vetro, legno, marmo e materiali compositi, entrano in appartamenti meravigliosi, in negozi di lusso e prestigiosi hotel nel mondo.

Un lavoro che viene eseguito unendo sapienza artigiana, auto-organizzazione, esperienza, engineering, progettazione d’avanguardia e innovazione tecnologica.

Nel 2008 arriva la crisi generale che ferma per un attimo Extravega, ma anche qui Antonello trova in questo stop il motivo per fare un ulteriore passo: la decisione di uscire dall’Italia partendo per l’Australia ed aprire una sede commerciale a Sydney e l’anno successivo a New York. Con l’apertura della sede americana, gli Stati Uniti diventano il mercato ideale, perché Extravega rispetto alle aziende locali ha prezzi migliori, rapidità di consegna e soprattutto un valore qualitativo ed estetico che soddisfa ogni aspettativa.

La grande forza è fornire un prodotto artigianale, ma realizzato con alta tecnologia, che fa sì che il mercato estero generale dia il quasi totale del fatturato.

Saranno proprio gli States a portare progetti importanti che indurranno Antonello a dividersi tra Italia e USA per diversi anni, prima per lavoro e poi per incontrare il figlio che decide di studiare in America fino al momento in cui si trasferisce definitivamente a New York con la moglie e la figlia.

Da lì, pur essendo lontano, anche se alterna mensilmente un periodo in Italia in azienda a quello a New York, Antonello delega con gran fiducia dando responsabilità ai suoi collaboratori nella sede di Paderno Dugnano affinché siano autonomi.

Mentre questa estate, dopo un periodo di ristrutturazione, la sede italiana si presenta con una nuova facciata e gli interni ridisegnati, e tutta Extravega sogna.

Il sogno americano è di arrivare a fare dei grattacieli completi, palazzi e musei: realizzarne le facciate, la parte delle scale, lobby interne, finiture esterne.

Un sogno che unisce il personale ed il professionale di Antonello Rillosi.