Che cosa sarebbe l’arte se non raccontasse delle storie? E cosa sarebbe il design se non fosse pensato per le persone? Una delle storie più interessanti che mi è capitato di ascoltare in questi ultimi mesi è quella che mi è stata raccontata da Davide Veneri e Ludovica Serafini.

Ed è la storia di un appartamento milanese che è stato trasformato in una casa museo dal proprietario e dallo studio Studio PS+A di Roberto Palomba e Ludovica Serafini, in cui si raccolgono concetti legati al mondo dell’ospitalità, dell’arte e della convivialità personale. In un momento storico come questo, dove le interazioni personali sono limitate e il panorama di ognuno di noi è ristretto da un’emergenza pratica, poter ascoltare e vivere un’esperienza artistica a 360 gradi offre un momento di tranquillità mentale e ristabilisce il centro delle nostre emozioni.

The Ginger House è un progetto di hôtellerie privata che vuole proporre un modo diverso di vivere la città di Milano a chi la visita per motivi personali o lavorativi, che punta su un concetto di condivisione culturale site specific combinato con un servizio di ospitalità di altissimo livello. Lo fa su due fronti ben precisi: quello del progetto, studiato dallo studio Palomba Serafini, e quello dell’accoglienza turistica, concepito in maniera totalmente trasversale. Il progetto si rivolge a viaggiatori che vogliono coltivare le loro passioni anche lontani dai loro luoghi di origine, e lo vogliono fare in un ambiente domestico che li accolga e che non spersonalizzi la loro esperienza di viaggio.

È per questo motivo che all’interno di The Ginger House sono presenti opere di artisti locali che sono ispirate alla città di Milano e realizzate esclusivamente per essere esposte in questo preciso luogo. Anche gli elementi architettonici sono realizzati in osmosi con il concept artistico per permettere alle opere di esprimersi nel loro pieno potenziale. Quindi è un appartamento che non è studiato per un utente singolo con e sue esigenze domestiche quotidiane ma per una community di persone legate da interessi comuni, primo fra tutti l’arte. Ma è anche un vero progetto di conciergerie che permette di illustrare lati segreti e sconosciuti della città di Milano, che altrimenti andrebbero persi o sottovalutatati, un luogo non scontato che propone elementi di sorpresa che invitano ad una ricerca personale, senza essere invadente o chiassoso.

È cosi che sono nate opere come Alano di Matthias Schnabel, una video installazione in cui un alano ci osserva da una nicchia o come 41, opera di Roberto Palomba e Ludovica Serafini, un gesto libero di disegno luminoso ispirato alle installazioni di Lucio Fontana; opere create da artisti milanesi e ispirate alla città di Milano, irripetibili, non alienabili e non commerciabili, ma promotrici dei concetti di generosità verso l’utente e condivisione culturale. 

Dal punto di vista del servizio di accoglienza, la filosofia del progetto si trasforma in servizi che richiamano il mondo della cultura museale e degli eventi internazionali: dall’utilizzo di QR codes e piantina interattiva per l’acquisizione di informazioni sulle opere o per la fruizione di una visita guidata da una curatrice, ad un pamphlet illustrativo di tutti i servizi a corredo dell’appartamento che comprendono, ad esempio, un personal chef a domicilio, servizio di  lavanderia a domicilio, un personal trainer e molte altre opzioni a 5 stelle.

La volontà generale che sottende al progetto di The Ginger House è quindi quella di legare cultura, turismo, progetto e scambio in un ambiente privato ed accessibile, secondo il concetto che bellezza e cultura possano creare un’economia duratura.