Si è tenuta in questi giorni, dal 18 al 22 gennaio 2019, l’edizione invernale della famosa kermesse dedicata al mondo dell’interior design e dell’home décor. Svoltasi come di consueto nel polo fieristico di Paris Nord Villepinte, Maison&Objet non ha disatteso le previsioni, all’avanguardia in fatto di novità e ultime tendenze.  

30.000 i marchi presenti, oltre 90.000 i visitatori. “Excuse my French!” il tema scelto, per rispondere al generale interesse a livello globale per la Francia. Ma è nell’ambito del progetto Rising Talent Awards che sei giovani designer cinesi hanno fatto parlare di sé: Chen Furong, Frank Chou, Mario Tsai, Hongjie Yang, Ximi Li e Bentu.

Sospinti dall’estro creativo e dalle esigenze commerciali, i sei indagano nuovi modi di progettare “rifiutando di assimilarsi ai canoni del design occidentale”, prediligendo il ricco e secolare patrimonio della tradizione dell’artigianato locale. Cresce la coscienza sociale e ambientale della propria tradizione: chi pone al centro della propria ricerca la Cina, chi ne assorbe le influenze. Ma conosciamoli meglio.

Chen Furong – fondatore del marchio di illuminazione e arredo WUU – progetta mobili cercando una perfetta sintesi tra artigianato e visione modernista. Lavora a stretto contatto con gli artigiani locali di Fuzhou, studiando l’interazione tra tecnologia e artigianato tradizionale. Tra i suoi progetti, le lampade aerodinamiche Touchable Light, il tavolo Axis, realizzato utilizzando un unico pezzo di alluminio e i vasi Morandi, ispirati alle nature morte del pittore italiano.

Frank Choi – fondatore del Frank Chou Design Studio – ha abbracciato il pensiero cinese contemporaneo. Tra i suoi must: la Middle Chair, ispirata alla sedia di bambù cinese, il divano modulare Combo e il tavolo Stack con le finiture color ottone.

Mario Tsai ha viaggiato in Cina e in Nepal dopo la laurea, sperimentando diversi stili di vita. Le sue collezioni sposano la ricerca e la sostenibilità, con un impegno a ridurre l’uso della materia prima, per migliorare sia società che ambiente.

Hongjie Yang ha studiato negli Stati Uniti, e oggi vive nei Paesi Bassi. Nelle sue opere indaga le differenze tra natura e cultura. È noto della sua collezione il Synthesis Monolith, uno specchio in alluminio, a metà strada tra scultura e design, che esplora i concetti stessi di tecnologia.

Ximi Li ha lavorato in Italia per un certo periodo, prima di tornare a Shanghai. Nel 2016 ha aperto il suo studio di design e lanciato il suo marchio di arredamento Urbancraft, con cui produce pezzi che integrano Oriente e Occidente. Un esempio? Il tavolino da toilette Jiazhuang in acciaio, pelle e quercia ispirato alla tradizionale scatola cinese per i gioielli, o la collezione in acciaio inossidabile, noce e specchio Yuan.

Il design director Chen Xingyu ha fondato il brand di design cinese Bentu nel 2011 insieme a Xu Gang, Peng Zeng e Chen Xingguang. Il focus del marchio è quello di riciclare materiali che altri potrebbero considerare rifiuti, come la cenere organica, e trasformarli in mobili, complementi di illuminazione e accessori.

La fiorente scena cinese conferma standard sempre più elevati e rinnova l’impegno per il buon artigianato, l’innovazione e la qualità, a riprova dell’obiettivo del Paese: diventare protagonista attivo nel settore del design, della ricerca e della sperimentazione. Certamente un buon banco di prova la fiera Maison&Objet. E chi non è riuscito con l’edizione invernale, può cominciare a prepararsi per l’appuntamento autunnale, dal 6 al 10 settembre 2019!