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Andare a Milano e passare in Galleria, cuore pulsante della città, è quasi d’obbligo, per me è un rito che si rinnova: tra la bellezza dell’architettura e i lussuosi negozi che la animano, da troppo tempo ormai campeggiava anche la scritta “Ristorante Cracco, Next opening 2017”.

Ma ecco che, dopo una lunga attesa, ha finalmente aperto il nuovo ristorante di Carlo Cracco, o meglio, il primo vero e proprio ristorante di Carlo Cracco, il suo primo progetto indipendente.

E definirlo “ristorante” è decisamente troppo riduttivo; è anche caffetteria, bistrot e cantina, dove fermarsi per la colazione, il lunch o un aperitivo.

Il progetto è stato affidato allo studio di architettura Peregalli, nelle figure degli architetti Laura Sartori Rimini e Roberto Peregalli che hanno dato vita a un connubio architettonico tra la seconda metà dell’Ottocento e Gio Ponti, valorizzando e conservando i dettagli di uno spazio in cui predomina la decorazione, realizzata con lesene, cornici, bassorilievi e mosaici.

Tutto questo è visibile fin dal piano terra, dove trova spazio la caffetteria. Le pareti in stucco sono dipinte a mano con motivi damascati, il pavimento in mosaico è in accordo cromatico con l’esterno e il grande bancone arriva direttamente dalla capitale francese.

Al primo piano si trova invece il vero e proprio ristorante stellato, sale con cinquanta coperti anticipate da un ingresso con boiserie grigio-azzurra e una carta da parati dipinta a mano con grandi corolle floreali. Lo spazio è poi illuminato dalle grandi finestre che affacciano sulla Galleria, la cui importanza è sottolineata anche dalla presenza di numerosi specchi che moltiplicano le prospettive, accompagnati poi da appliques in metallo e alabastro e dalla moquette ocra e marrone a motivo floreale.  A questo piano si trova anche la cucina principale (seppur una cucina sia di fatto presente ad ogni piano): è caratterizzata da piastrelle color giallo zafferano, bianco e nero disegnate da Gio Ponti, architetto che ha ispirato anche il decoro per i servizi di piatti di Richard Ginori che sono stati creati appositamente per la nuova location in tre varianti di colore.

Al secondo piano, la sala Mengoni è pensata come uno scenario teatrale per eventi privati, adattabile di volta in volta alle esigenze grazie all’assenza di arredi fissi, fatta eccezione per il grande bancone del bar in marmo di Levanto.

Ultima, ma non per questo meno importante la cantina: pareti rosse e legno d’abete per conservare un “tesoro” di diecimila bottiglie di oltre duemila etichette soprattutto italiane e francesi.

E come se non bastasse, se tutto questo già non fosse sufficiente a legittimare la lunga attesa e la presenza di Carlo Cracco in Galleria, ecco la ciliegina sulla torta: a partire dal mese di Aprile partirà il progetto “Galleria Cracco” che coinvolgerà una serie di artisti contemporanei nel realizzare interventi site specific per le lunette dell’ammezzato. Un progetto che è l’espressione della volontà dello chef di trasformare il suo ristorante in uno spazio da donare alla città come simbolo della massima espressione della creatività in cucina, architettura, design e arte e dove l’eccellenza italiana, declinata in diverse forme, diventa un’ineguagliabile protagonista.

Un’opera che si è fatta attendere ma che non vedo l’ora di poter ammirare ogni volta che passerò!

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