Di ritorno da un weekend turistico a Barcellona, molti di voi penseranno che il mio titolo derivi dalla mia visita allo stadio del Barcellona. Non proprio o almeno non solo.

Durante il mio weekend ho avuto la fortuna di alloggiare in zona La Barceloneta, un quartiere caratteristico di Barcellona con la spiaggia che fa da cornice ad una delle zone più affascinanti di tutto il capoluogo catalano.

In questo splendido scenario sorge l’hotel W Barcelona, chiamato anche la Vela per la sua somiglianza alla vela di una barca, punto di riferimento per la città e per il turismo internazionale.

La Vela è stata realizzata nel 2009 da Ricardo Bofill, architetto spagnolo noto in tutto il mondo per il suo stile postmoderno.

Situato di fronte al mare, la struttura conta 473 camere, 67 suites di cui due sono definite WOW e un’altra extreme WOW proprio per la vista mozzafiato sulla città e sul Mediterraneo.

Lo scopo del progetto era quello di creare un prolungamento della costa a sud della città. All’epoca l’edificio era stato progettato con una torre a forma di vela alta 160 metri. Il comune, tuttavia, costrinse l’architetto ad abbassare l’altezza a 99 metri in modo tale da non alterare lo skyline di Barcellona.

L’hotel sorge su un terreno di 7 ettari sottratti al mare per la costruzione del nuovo ingresso del porto, terreno appartenente all’Autorità Portuale di Barcellona, un ente pubblico.

Questo ha portato naturalmente a diverse controversie e polemiche.

Alcuni sostengono che l’hotel modifichi la corrente marina a causa del prolungamento del molo, mentre altri abitanti si chiedono come possa essere stato costruito un edificio a soli 20 metri dal mare.

Vedere dal vivo questo hotel, sicuramente affascinante dal punto di vista architettonico ma molto “ingombrante” paesaggisticamente, mi ha fatto pensare e riflettere.

La zona moderna in cui sorge è un contesto ideale per una struttura simile; da ogni skyline di Barcellona è possibile ammirare il mare con la Vela che si staglia nel mezzo.

Effettivamente c’è da domandarsi se un edificio simile, destinato ad un hotel di lusso e non ad un museo o attrazione fruibile da tutti, non vada ad alterare eccessivamente l’equilibrio di un lungomare e una zona portuale così importante.

In questi casi rimango dubbioso, perché se razionalmente mi sembra una operazione commerciale per creare una zona vip a discapito dell’ecosistema della zona, dall’altro non posso non rimanere affascinato dalla bellezza delle foto scattate dal lungomare.

Voi cosa ne pensate? Ecologisti o postmoderni? Io intanto vado al 26esimo piano a gustarmi un Martini sul Mediterraneo…