Assurdo. Un termine che nella drammaturgia contemporanea ha voluto identificare il ripudio di schemi tradizionali e convenzionalità stilistica. Un aggettivo e un paragone, quello tra teatro e ristorazione, che calzano a pennello quando si parla di “DiverXO“, il ristorante madrileno dello chef David Muñoz.

Definito dalla guida “The World’s 50 Best Restaurants” come un mix di arte astratta e attitudine punk, l’interior design di questo ristorante tre Stelle Michelin – unico a vantare tale titolo nella capitale iberica – si allontana notevolmente dagli standard progettuali dell’alta ristorazione internazionale. Maialini alati dalle forme grottesche, formiche argentate che accompagnano il commensale lungo la scalinata, farfalle posate sul soffitto e girandole che generano accesi contrasti di colore, disturbando il tono total white della sala. Difficile categorizzare l’insieme, dove eleganza e contemporaneità dell’arredo si mescolano abilmente a dettagli irriverenti e provocatori (quali i fondoschiena dei maialini appesi alle pareti).

In linea con la stravaganza del décor è l’esperienza nel suo complesso. Risulta facile farsene un’idea leggendo le parole del giornalista gastronomico Paolo Vizzari, che così descrive la sua visita al ristorante di Muñoz:
Nella penombra si fa avanti un cameriere con le bretelle legate trasversali come le stringhe d’una camicia di forza, accende la candela al centro del tavolo e versa i primi calici di vino. Da quel momento in poi non c’è più tregua, parte un frenetico viavai di piatti interi, portate minori, bocconi che calano dal soffitto appesi a un filo da pesca, camerieri che imboccano i clienti poco dopo averli istigati a usare un dito per recuperare le ultime gocce di salsa dal fondo di una tazza…
Nell’arco della cena le tende intorno ai tavoli vengono aperte un poco alla volta svelando i convitati, e mostrando la sala come qualcosa di luminoso e nuovo. Ogni legittimo scetticismo viene limato via un piatto dopo l’altro, mentre si diventa inconsapevoli protagonisti di un baccanale dalle tinte forti che spiazza prima di tutto per l’incisività dei sapori, mai lasciati in secondo piano rispetto allo spettacolo del servizio.

Assurdità, sfrontatezza ed espressività. Queste le parole chiave dell’esperienza proposta dallo chef e proprietario del DiverXO, che non a caso ha fatto di “Vanguardia o morir” (Avanguardia o morire) il proprio slogan. Ancora una volta la scuola avanguardista spagnola si presenta al mondo dell’alta cucina come protagonista di un’innovazione stilistica senza precedenti. Questo grazie all’estrosa personalità di Muñoz, abilmente comunicata attraverso la teatralità del servizio, l’imprevedibilità della location e l’incisività dei sapori dei suoi piatti.

33 anni: l’età in cui lo chef madrileno ottiene la terza Stella Michelin. Tra i più giovani a conseguire un tale riconoscimento, secondo solo a Massimiliano Alajmo de “Le Calandre”. Oggi David Muñoz ha 40 anni ed è uno dei cuochi più influenti al mondo, l’enfant terrible della cucina contemporanea. Citando le sue parole, incise sulla porta della cucina del DiverXO, “Yo trabajo para conseguir la cuarta… Aunque no exista” (lavoro per conseguire la quarta stella… Anche se non esiste).