Gli anni 80′ rappresentano un momento fondamentale per il panorama gastronomico internazionale. La Nouvelle Cuisine francese è un modello indiscusso, egemone nel mondo dell’alta cucina di Grand Hotel e ristoranti stellati. Inizia tuttavia a rivelare il proprio anacronismo, conseguenza di un mancato rinnovamento a lungo atteso dalla critica. In questi stessi anni, a El Bulli, ristorante a due Stelle Michelin situatonella splendida location di Cala Montjoi a Roses, un giovane cuoco catalano inizia a sviluppare un nuovo linguaggio culinario. Il nome di quel giovane cuoco è Ferran Adrià Acosta e, di lì a poco, sarebbe diventato protagonista di una rivoluzione senza precedenti nel mondo del fine dining.

Adrià approda alla cucina di El Bulli nell’84’. Lo stesso anno Jean Paul Vinay lascia la gestione della cucina e Ferran diventa Head Chef con il collega Cristian Lutaud. Nel 90′ è comproprietario del ristorante insieme allo storico Maître Juli Soler. Seguono una sfilza senza tregua di successi e riconoscimenti: El Bulli ottiene la terza Stella Michelin, è cinque volte miglior ristorante al mondo nella guida “World’s 50 Best Restaurants” e tra le tante citazioni editoriali Adrià viene anche incluso nella lista delle 100 persone più influenti al mondo stilata dal New York Times

Ma a cosa si deve tutto questo successo? La scuola avanguardista di Ferran Adrià si caratterizza per la multidisciplinarietà dello stile culinario. La sua cucina è infatti figlia di una versatile unione tra espressività artistica, approccio scientifico e processo creativo. In particolare, l’applicazione dei principi biochimici alle sue creazioni consentirà ad Adrià di divenire uno dei massimi esponenti della “cucina molecolare”: l’architettura del piatto viene ridefinita, mutano gusti, temperature, forme e consistenze, gli ingredienti non si esaltano più solo attraverso accostamenti e contrasti, ma con una destrutturazione degli stessi. Il Maestro ridefinisce così l’esperienza del fine dining, che consiste ora nello sconvolgere, nel suscitare nuove sensazioni attraverso un approccio multisensoriale.

La cucina di Adrià verrà anche definita dalla critica come modernista, avanguardista, sperimentale. Leva potente di questa spinta progressista riconosciuta allo Chef catalano, sarà El Bulli Taller: un laboratorio di ricerca ed elaborazione dei piatti che sarebbero poi stati serviti a El Bulli. Inaugurato a Barcellona nel 2000, questo atelier gastronomico diverrà la culla di centinaia di ricette, pilastri dell’innovazione promossa da Ferran e da suo fratello Albert, che già dal 1985 lo aveva affiancato in cucina per gestire la partita dei dessert.

Sebbene El Bulli abbia chiuso nel 2011, questo 2020 rappresenta per il Maestro catalano un ritorno alle origini: avrà infatti inizio il progetto “ElBulli1846”, che lui stesso racconta così: «È un progetto complesso ed enorme. Faremo un soft opening di un anno e mezzo circa che ci consentirà di crescere e di sviluppare una mostra permanente sulla ristorazione, che andrà soprattutto in due direzioni: management e innovazione. Poi, dall’inizio del 2022, inizieranno le visite del pubblico. Il virus ci ha fatto ritardare, certo, ma ci siamo. La cucina, del resto, esisterà sempre, ben oltre la crisi».