Spesso mi sono chiesto, come applicare nel design il concetto del nulla, del nemo.

Letteralmente, tradotto dal latino, nēmo significa “nessuno”. Un pronome molto usato nei testi latini proprio per significare il concetto di una presenza fisica che c’è ma non è.

Il concetto di Nemo può essere sviluppato in diversi modi, e qui mi interrogo su come il design lo abbia interpretato negli anni.

La mia riflessione parte dalla poltrona Nemo, da Fabio Novembre per Driade. Una poltrona di grandi dimensioni con una curiosa forma di volto umano che richiama le linee classiche dalle proporzioni perfette, come a rappresentare il volto di una statua.

Ma quella statua siamo noi? Forse è l’ideale di perfezione a cui ognuno di noi aspira? O forse più propriamente è la maschera che indossiamo proprio come Moscarda nel famoso romanzo di Pirandello.

Possiamo trovare altri esempi nel mondo del design che affrontare questo dubbio dell’essere, in continua tensione tra niente e tutto.

Un esempio e la piccola ma storica lampada da tavolo Eclisse progettata dal designer italiano Vico Magistretti nel 1965 per Artemide.

La lampada permette di oscurare, a suo piacimento, la fonte di luce sovrapponendo a scorrimento un corpo tondo pieno e quindi di regolarne il flusso luminoso; se la fonte di luce viene completamente coperta rimane solo il bagliore esterno che ricorda un’eclissi totale.

Ecco che quindi la luce può essere nulla, completa o soffusa.

Sicuramente un altro modo per mostrare il concetto sono gli oggetti poliedrici, magari modulari, che rappresentano più funzioni in un singolo oggetto.

Ad esempio la Chair Desk creata da Joven De La Vega, una sedia con schienale alto che può anche essere trasformata in una piccola scrivania. La creazione 2 in 1 di Joven De La Vega risulta piuttosto semplice ma molto versatile.

Se si parla di moduli separati che possono essere disposti a piacimento, sicuramente il divano Alcazar dell’azienda Alberta Imbottiti è un esempio di come gli elementi possano essere componibili all’infinito. Un divano unito come isola di relax oppure scomposto in tanti pezzi separati come se fossero sedute singole.
Perché centomila in un attimo può diventare uno, ma anche Nemo. Perché a volte solo capendo che non siamo nessuno, possiamo veramente trovare noi stessi.