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Oggi parliamo di una tendenza ben precisa che ho avuto modo di riscontrare del settore del Packaging internazionale e che ritengo sia parte di un processo sociale, economico, produttivo e creativo ben più ampio nella contemporaneità: il ritorno allo “Slow”, inteso come valorizzazione delle realtà artigianali locali e una rinnovata attenzione ai tempi di produzione, in favore della qualità invece che della quantità.

Da veterano nell’ambiente fieristico in ogni sua declinazione – steward, traduttore, Ufficio stampa Manifestazioni di Fiera Milano, e ora anche blogger di settore con Designtellers – vi parlo proprio da una manifestazione, ovvero la fiera del packaging di lusso Packaging Premiere,  tenutasi dal 16 al 18 maggio al The Mall di Milano, che mi ha dato l’opportunità di individuare particolari tendenze di design nel mercato e nella produzione del settore. Nello specifico, ho parlato con l’azienda Sermar, una realtà internazionale con sede a Cantù in esposizione con il loro nuovo brand Esemplareunico, ed è qui che mi sono imbattuto in una filiera distante dal mondo dell’automazione e della produzione seriale in larga scala. 

L’azienda del comasco, nata come piccola impresa cartotecnica, è diventata una realtà produttiva di packaging di lusso di respiro internazionale puntando su due parametri fondamentali: in primo luogo l’alta personalizzazione del prodotto, con la possibilità di realizzare prototipi e prodotti finiti con materiali e lavorazioni senza limiti di sperimentazione, riallacciandosi all’elemento “slow” della tempistica produttiva. In secondo luogo, la Sermar coordina una rete di produzione artigiana tra Cantù e Como a cui si appoggia per la realizzazione degli articoli, spaziando da esperti falegnami a carpentieri, fabbri e produzione tessile. Insomma, un network di sinergie locali che fonde l’alta specializzazione delle imprese locali ad affidabilità e possibilità di confronto semplice e immediata con i propri collaboratori.

Il valore aggiunto? Oltre all’avere un prodotto finale custom-made: “Esistono ancora processi di produzione e lavorazione che non possono essere replicati da una macchina in fabbrica – come racconta Lavinia Molteni, Project Manager di Sermar – e osserviamo che il tocco artigiano e personale nella realizzazione dei nostri packaging è tuttora una delle nostre caratteristiche più apprezzate dai clienti di ogni provenienza”. 

La realizzazione dei prodotti è affine a una concezione commerciale che sfrutta i vantaggi del microcosmo produttivo locale, seppur con mire internazionali, delineando una crescita commerciale che fa pensare a un ritorno a caratteristiche meno globali, con dimensioni ridotte e tempi prolungati.

Tempo al tempo, insomma, con un occhio di riguardo all’artigiano di paese piuttosto che il grosso produttore dell’area industriale.

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