Una buona poltrona non deve solo essere comoda, ma deve anche avere un design accattivante o semplicemente deve stare bene nell’ambiente in cui è collocata. Deve attirare l’attenzione e se si tratta di un modello evergreen, magari di quelli che hanno fatto la storia nel 1900, ecco, allora sarà la poltrona giusta!

Siamo a Vienna, 1903, quando Josef Hoffmann affronta l’ampliamento del sanatorio Purkersdorf. Un progetto ambizioso, non semplice, che Hoffmann gestisce in modo funzionale e mondano, utilitario e lussuoso… nello stesso modo adotta un linguaggio simile per la realizzazione degli arredi, fra cui la famosa poltrona Sitzmachine (1905). Funzionale, borghese, reclinabile e decorativa, così si può riassumere il suo design. Realizzata in faggio curvato a vapore con meccanismo a vista è stata forse la prima poltrona di design della storia moderna.

Gli anni che seguono la fine della prima guerra mondiale segnano un passo avanti per il design moderno ed uno dei rappresentanti di questa nuova corrente è stato senza dubbio Gerrit Rietveld, un giovane falegname che aprì la propria bottega nel 1917 a Utrecht. Pochi mesi dopo aver progettato arredi per bambini progettò una poltrona che è rimasta nell’immaginario collettivo come l’essenza della poltrona stessa. Si tratta della Red & Blue Chair (1918), dove Rietveld oltrepassa i limiti del funzionale, esprimendo in forme astratte l’essenza della struttura di una poltrona, riducendo ai minimi termini gli elementi di costruzione ottenendo un rigore concettuale mai visto prima. Il colore risulta essere l’unico elemento che distoglie l’attenzione dalla razionalità del progetto.

Marcel Breuer è entrato nella Bauhaus nel 1920 come allievo del laboratorio di falegnameria e già cinque anni dopo divenne professore. A seguito della scoperta delle possibilità di utilizzo del tubo metallico Mannesmann, Breuer riuscì a far coincidere geometria ed un equilibrio formale che ha saputo utilizzare con grande maestria nella realizzazione della poltrona Wassily (1925). Questa poltrona, fra le più iconiche mai realizzate, è stata progettata per la residenza di Kandinskij a Dessau ed è presto diventata un vero evergreen del design internazionale, ancora oggi molto apprezzata per la sua semplicità costruttiva, un esempio minimalista che porta la struttura tubolare ad esprimere l’essenza dell’estetica Bauhaus.

Renzo Frau era un tappezziere artigiano che ha fondato il suo laboratorio nei primi anni del ‘900. Alla sua prematura morte, nel 1926, prese le redini dell’azienda sua moglie, Savina Pivati Frau, che pur conservando l’impostazione data dal marito volle introdurre un nuovo percorso stilistico, avvicinandosi alla moda di quegli anni. Nel 1930 nacque il modello 904, una poltrona che si distacca dai modelli inglesi per avvicinarsi al gusto déco, sinonimo di lusso, ma che racchiude in sé la compostezza dello stile nazionale. La poltrona entra presto a far parte dei grandi arredi delle navi e dei grandi alberghi, ma fino al 1940, anno in cui uscì di produzione. La sua seconda vita ebbe inizio nel 1982 quando si decise di rimetterla in produzione, ma con un nuovo nome, che poi è il celebre nome di cui tutti abbiamo sentito parlare, la Vanity Fair, tipica nel suo iconico rivestimento in morbida pelle di colore rosso.

Agli inizi degli anni ‘70 Marco Zanuso riuscì a metabolizzare la logica industriale, ma soprattutto a ridurre la complessità di costruzione ottenendo così una nuova sintesi formale che si è tradotta in diversi complementi arredo dal design accattivante. Quando realizzò, in collaborazione con la Pirelli (1948-1949), degli arredi con semilavorati in gomma, si scoprirono le fantastiche qualità tecniche di questi nuovi materiali. L’efficacia dei progetti di Zanuso spinse la Pirelli ad avviare un’apposita società, la Arflex, per realizzare e produrre dei nuovi prodotti. La poltrona Lady (1951) è forse la più iconica, realizzata su una minima struttura in legno e imbottita con un sandwich di gomma è caratterizzata da un design “morbido”. Rivestita con tessuti per abbigliamento era studiata per assecondare la pressione delle diverse parti del corpo.

Restiamo in Italia per raccontare la storia della poltrona Ghost (1987) realizzata dalla Fiam su progetto di Cini Boeri. Un’idea semplice, ma fortissima. Boeri ha saputo trasportare in una nuova dimensione le forme, i profili e i volumi di una classica poltrona, realizzandola da un’unica lastra di vetro dello spessore di 12 millimetri. Prima incisa da un getto di acqua ad alta pressione e poi formata a caldo. La sintesi perfetta, se vogliamo irriverente, del concetto stesso di poltrona.

Queste sei poltrone hanno fatto la storia, non solo per il loro design, ma soprattutto per il coraggio dei loro progettisti, che hanno saputo osare, uscire dagli schemi, per trasformare un oggetto classico in un oggetto bello, magari non comodo, ma senza dubbio unico e riconoscibile!