Ebbene sì, il caffè e il design sono caratterizzati da un amore indissolubile. Il caffè è da sempre una delle bevande più amate dagli italiani (ma non solo); forse è il rito, insieme alla pizza e alla pasta, che più caratterizzano il nostro Paese a tavola.

Oggi voglio fare un percorso inedito ed allo stesso tempo inusuale: voglio raccontare come il design abbia assecondato il rito del caffè, creando oggetti di assoluto rilievo, ancora oggi veri complementi cult delle nostre case. Per fare questo percorso dobbiamo però tornare indietro nel tempo e più precisamente agli inizi del secolo scorso.

Siamo in Germania e più precisamente nelle aule del Bauhaus. Correva l’anno 1919 e per oltre un decennio le avanguardie artistiche, grafiche, architettoniche, teatrali e fotografiche hanno creato e definito dei veri e propri standard del progetto moderno. In queste aule è stato creato un vero e proprio abbecedario teorico per la futura produzione industriale di oggetti razionali dove la forma diventa la funzione. Nel 1924 viene creato il primo oggetto di cui vi voglio parlare, la teiera-caffettiera disegnata e progettata da Marianne Brandt, una delle allieve più dotate della scuola. Questo oggetto in argento è caratterizzato da una composizione geometrica basata sull’utilizzo simultaneo del cerchio e della sfera con un unico elemento ortogonale che funge da base. Si tratta del primo esempio di design applicato alla tradizione del caffè, in perfetto stile Bauhaus, sospeso fra artigianato ed astrazione geometrica.

Un oggetto così attuale che 71 anni dopo la sua creazione, precisamente nel 1995, Alessi ne crea una perfetta riedizione che ancora oggi è un esempio di rara e perfetta sintesi del design applicata alla tradizione del caffè. Tuttavia questo contenitore di design aveva un unico difetto: poteva contenere l’amata bevanda, ma non produrla.

Il passo successivo fu quello di realizzare strumenti per produrre il caffè, ma dobbiamo attendere il 1930. In Europa il caffè si diffuse alla fine del ‘600 come bevanda di lusso di corte. Successivamente divenne una bevanda sempre più utilizzata e negli anni ’30 i designer funzionalisti trovarono un rimedio alle arcaiche tecniche di preparazione, rimaste sostanzialmente cristallizzate agli albori della sua nascita.

In questi anni entra in gioco Melitta Bentz, una donna moderna per l’epoca e molto intraprendente. Stanca di dover convivere con i fondi del caffè, pensò ad uno stratagemma per purificare l’infusione tramite la carta e inventò di fatto i filtri da caffè, utilizzati ancora oggi per la preparazione detta “a caduta”. I primi tentativi furono casalinghi, con ciò che possedeva, ma successivamente fondò la sua società e nel 1937 mise in commercio i filtri conici e la prima caffettiera in porcellana. Questo sistema cambiò in molti paesi la cultura del caffè. Nel 1941 l’americano Peter Schlumbohm progettò la Chemex, una macchina che funziona con un semplice filtro, ma fu la Sintrax, molti anni prima e precisamente nel 1925, che produsse la caffettiera progettata da Gerhard Marcks, completamente trasparente per mostrare tutte le fasi del processo. Il capolavoro però arrivò solamente nel 1933 in Italia.

Alfonso Bialetti riuscì a realizzare una macchina casalinga per la produzione del caffè, replicando in modo più semplificato quello che già nel 1905 nacque a Milano e cioè la prima macchina da bar a caldaia verticale prodotta da Pavoni dove si sfruttava il vapore sotto pressione. La Moka Express, realizzata in leggero alluminio con la tecnica della fusione, ispirata nella forma al gusto déco in voga in quegli anni, è composta da soli tre pezzi: una caldaia inferiore, un filtro nel mezzo ed un recipiente superiore per la raccolta del caffè. Pensate che nel solo anno 1945, grazie al figlio di Alfonso, Renato Bialetti, le vendite superarono il milione di pezzi. Ad oggi si stimano duecentocinquanta milioni di pezzi venduti ed è “la moka” più venduta di sempre! Il suo design ottagonale è diventato un vero segno di distinzione che ancora oggi, 87 anni dopo, resta un’icona del Made in Italy in tutto il mondo.

Molti designer si sono cimentati in questo campo, creando vere e proprie sculture che abbracciano il mondo del caffè. Ma chi ha capito per primo la potenzialità del design abbinato ad un oggetto di uso comune come una moka? Fu Alberto Alessi, figlio di Carlo, che dopo aver conseguito la laurea in giurisprudenza inizia la carriera dentro l’azienda di famiglia. Correva l’anno 1970. Da subito Alberto capì l’importanza di coinvolgere nel disegno della produzione corrente di Alessi famosi designer come Ettore Sottsass, Richard Sapper, Aldo Rossi, Alessandro Mendini e Achille Castiglioni. Ognuno ha sviluppato la sua idea di come vivere la tavola e la cucina, realizzando oggetti di design che hanno fatto la storia, ma due sono le vere icone legate al mondo del caffè: la caffettiera “La Conica”, progettata da Aldo Rossi nel 1980 e la caffettiera “9090/1”, progettata nel 1979 da Richard Sapper. Due oggetti immediatamente riconoscibili, moderni ancora oggi e vere icone del design italiano. Il rito del caffè non è mai stato così bello da vedere, il design ha regalato a questa bevanda una nuova opportunità, la magia della bellezza abbinata alla magia del gusto, per una perfetta simbiosi fra stile e tradizione.