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È un po’ di tempo che rifletto sul fatto che nel design, così come nella fisica, nulla si crea, nulla si distrugge, ma tutto si trasforma.  È un concerto già acquisito per quanto riguarda molti aspetti della vita ma applicato ai corsi e ricorsi estetici del design industriale potrebbe non trovare un’aderenza alla realtà.

Invece, vuoi per ispirazione, vuoi per casualità, vuoi per riferimento culturale, più cerco esempi di questo tipo di situazione, più trovo sorprese sulla mia strada che sono quasi inaspettate, conferme di un presentimento che riguarda colleghi, amici, semplici conoscenti del mondo della creatività.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che ormai è stato disegnato e prodotto tutto quello di cui potevamo avere bisogno e che gli oggetti del terzo millennio nascono per esigenze lontane dal manifesto culturale o dal principio estetico,  è quindi chiaro che l’originalità o la freschezza di determinati oggetti vada a scapito della commercializzazione o della distribuzione sui vari mercati globali.

Mi piace quindi pensare che gli esempi che vi mostro siano esempi di ispirazione o di citazione culturale anche se naturalmente mi riservo il diritto di critica, sempre costruttiva.

Lascio poi a voi ulteriori considerazioni, ricordando le parole che disse una volta Philippe Starck: se mi copiano, vuol dire che sono bravo.

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