Chi mi segue lo sa bene, mi piace fare dei confronti, ma soprattutto mi piace studiare la storia e l’evoluzione di un prodotto, mettendo in relazione periodo storici, design, curiosità e sviluppi commerciali. Fra la musica e il design c’è un sodalizio affettivo che parte dalla nascita della musica, gli strumenti musicali hanno da sempre ispirato i suoi creatori tanto che il design degli strumenti stessi è diventato l’espressione massima del suono emanato. La musica si è diffusa all’inizio solo con gli strumenti musicali, ma è con l’avvento dell’elettricità che la musica ha assunto la forma di una radio. Negli anni ’30 le bellissime radio erano dei veri e propri mobili, quasi degli arredi, intagliati nel legno, pesanti, ingombranti e seguivano le regole dell’arredamento. Più avanti, negli anni ’50 (precisamente nel 1948), i laboratori Bell inventarono un microamplificatore chiamato transistor, che fruttò anni dopo il Nobel agli inventori. Rimase per qualche anno un segreto militare, ma presto divenne l’elemento essenziale per tutta la moderna industria elettronica. La Texas Instrument nel 1954 lanciò una radiolina tascabile, ma non ebbe successo.

Gli americani cedettero ai giapponesi la licenza di fabbricazione dei transistor e, con l’etichetta Sony, nel 1958 entrò in produzione la prima radio tascabile giapponese, il modello TR-610. Piccola e sottile, questa radiolina, aveva un design minimale che ha riscritto con leggerezza le regole dei rapporti fra disegno e tecnologia. L’arte dell’involucro di design si sposa con la teoria della bella calligrafia creando un rapporto fra tradizione e futuro che ha spinto il design e l’elettronica fino ai giorni nostri in un indiscusso, piacevole sodalizio d’amore. Il vero capolavoro però arrivò solo sei anni dopo, per mano di Marco Zanuso e Richard Sapper.

Nel 1964 la Brionvega lancia sul mercato la bellissima e innovativa radio TS502 che interpreta alla perfezione la trazione fra la forma e la tecnica. Zanuso disegna un volume semplice, anzi, due volumi che insieme creano un parallelepipedo di raffinata esecuzione dove troviamo da una parte i circuiti e i pulsanti mentre nell’altro l’amplificatore e l’altoparlante. Le splendide cerniere celano il passaggio dei cablaggi e tutti i componenti essenziali al suo funzionamento sono a vista, non celati sotto sportelli, ma visibili e facili da individuare. Il rapporto ergonomico dell’oggetto è strettamente correlato al design, questo concetto diede il via alle creazioni di numerosi altri oggetti che hanno fatto la storia del design italiano abbinato al brand Brionvega. Bisogna arrivare agli anni duemila per trovare un altro oggetto di piccole dimensioni, creato per ascoltare musica, caratterizzato da essenzialità progettuale e semplicità d’uso.

Nel 1999 Muji presenta al pubblico il lettore CD da parete disegnato da Naoto Fukasawa. Anche in questo caso troviamo due figure geometriche, ma questa volta una inserita nell’altra, un quadrato e un cerchio. La tecnologia si trasforma con questo oggetto in forma pura e il suono in un racconto. Proposto in soli due colori, il bianco e il nero e senza accessori. Il cavo di alimentazione è l’unico elemento a vista sulla parete, il resto è celato dentro la scocca leggera e quasi impalpabile dove la rotazione del CD in movimento diventa l’unico elemento che cattura l’occhio. Fukasawa ha individuato una funzione chiara e precisa e ha lavorato solo ed esclusivamente su quella fino a rendere il suo design palese, intuitivo, essenziale e bello. Tre oggetti che hanno fatto del design l’elemento di forza, semplici da utilizzare e belli da vedere. Il design essenziale è diventato portatile e la musica la sua fonte d’ispirazione.