Senta, io non me ne intendo, ma ho un’idea per una delle vostre pubblicità. Si potrebbe mostrare un falegname che fabbrica una bella sedia eppoi uno dei vostri robot arriva e fa una sedia migliore in metà del tempo. E mettete una grande scritta sullo schermo: “U.S.R.: l’uomo medio fa cagar” E qui c’è una dissolvenza

Spooner parlando a Lawrence Robertson in Io, robot (2004)


Isaac Asimov, autore dell’opera Io, robot, è ricordato per essere il fondatore delle famose tre leggi della robotica: principi infallibili che permetterebbero alle macchine di coesistere con l’uomo proteggendolo, da sé stesso e dagli altri, e supportandolo in ogni tipo di attività. Esse recitano così:

  • Prima Legge: Un robot non può recare danno a un essere umano, né può permettere che, a causa del suo mancato intervento, un essere umano riceva danno.
  • Seconda Legge: Un robot deve obbedire agli ordini impartiti dagli esseri umani, a meno che questi ordini non contrastino con la Prima Legge.
  • Terza Legge: Un robot deve salvaguardare la propria esistenza, a meno che questa autodifesa non contrasti con la Prima o la Seconda Legge.

Anche se siamo ancora lontani da opere come Io, robot o I Robot e l’Impero, l’intelligenza artificiale è oggi uno dei più grandi trend della rivoluzione digitale, o industria 4.0 nelle realtà più manifatturiere. A partire dalla catena di montaggio di Ford, i processi industriali odierni non potrebbero esistere senza una realtà robotica. Robotica che ora ha fatto il suo ingresso anche nel mondo del design.

Il designer Philippe Starck e Claudio Luti, Presidente di Kartell

Nell’ anno 2019 è arrivata la prima sedia progettata da un’intelligenza artificiale. L’ha presentata Kartell al Salone del Mobile di Milano ed è firmata da Philippe Starck. La sedia AI (artificial intelligence), presto in commercio, segna una svolta epocale nel campo del design e nasce dalla collaborazione tra Starck, Kartell e Autodesk, colosso dei software di design per costruzioni, progetti ed effetti speciali. In pratica, Starck ha rivolto alla macchina una serie di domande e la macchina ha risposto agli ordini producendo quanto le era stato chiesto. Il progetto è durato due anni e all’inizio, racconta Starck, non è stato affatto semplice, perché l’intelligenza artificiale non conosceva nulla di quanto le sarebbe stato chiesto di fare e dunque le sono state innanzitutto impartite nozioni base di design.

Il livello attuale di questi esperimenti è per certi aspetti ancora grezzo rispetto a ciò che Asimov immaginava, ma si tratta di un primo importante segnale di come anche la creatività umana possa, in qualche modo, essere emulata. Viene perciò da chiedersi che ne sarà dei designer?

Il ruolo di progettista è stato fino a oggi quello di controllare questi strumenti tecnologici così che essi rendessero realtà ciò che era nella mente umana. Presto invece tali strumenti potrebbero essere loro stessi gli artefici di opere creative e avere una propria immaginazione.

Ecco, allora vorrei proporvi tre principi del design 4.0 che aiutino le nuove tecnologie a coesistere coi progettisti e lo supportino nel suo processo creativo, senza far diventare il progettista un semplice operatore di comandi:

  • Primo Principio: Una AI non può sottrarre la creatività a un designer, né può permettere che, a causa del suo intervento, un designer riceva danno etico o morale.
  • Secondo Principio: Una AI deve seguire l’immaginazione scaturita dai designer, supportandolo e guidandolo nel processo creativo.
  • Terzo Principio: Una AI deve salvaguardare la propria esistenza, a meno che questa autocoscienza non contrasti con la Prima o la Seconda Legge.

La missione del designer sarà dunque diventare un maestro di macchine. Riuscendo a educare e a formare l’intelligenza artificiale secondo le nostre competenze, i nostri processi e la nostra creatività, la macchina potrà elaborare una quantità enorme di dati e consigliare migliorie e modifiche per la buona riuscita del progetto stesso.