In questo difficile momento, tra code al supermercato per l’ultima bustina di lievito e l’ennesima riunione su Zoom, l’unico modo per sentirmi libero è affacciarmi al balcone e guardare la piazza dove abito da più di 30 anni.

Non l’ho mai vista così vuota e desolata, eppure mi appare oggi come il luogo più bello del mondo.
La piazza dove incontravo i miei amici da bambino, simbolo di tutti i luoghi dove ci ritrovavamo fino ad un mese fa.

Nell’antica Grecia l’Agorà era il centro religioso e politico della città e soprattutto rappresentava il luogo simbolo della democrazia del paese. Nell’Urbe romana la piazza centrale rappresentava il fulcro della vita della comunità, diventando simbolo di maestosità e grandezza.

Ecco che la piazza oggi più che mai è il simbolo di quella vita quotidiana che tanto ci sembrava scontata fino a qualche giorno fa.

Fabio Novembre rielabora questo concetto di piazza attraverso i nove vassoi disegnati per Driade. L’architetto e designer milanese ama le piazze che rappresentano l’Italia, fatta di borghi medievali e di storie rinascimentali.

Non sono le città ideali dei quadri classici, sono le piazze reali, teatro della vita di tutti i giorni.
Nove vassoi che riproducono le piante di alcune fra le maggiori piazze italiane.

Si parte, non a caso, dal centro del Rinascimento, con Piazza dell’Annunziata a Firenze. Ma anche Piazza del Mercato a Lucca e Piazza della Scala a Milano, dove si incontrano la storia del Risorgimento e la musica lirica. Si prosegue con la Piazza Ducale di Vigevano e Piazza Grande a Palmanova, come simbolo di tutte le città ideali progettate e realizzate, Piazza del Campidoglio a Roma, dove risplende il genio di Michelangelo, la rigorosa Piazza San Carlo di Torino per terminare con la barocca Piazza di Venaria Reale. Ultima, ma solo in ordine cronologico, la modernissima piazza di Porta Nuova a Milano.

Il vassoio diventa centro della casa così come la piazza è il centro della città. Un luogo di incontro, scambio, il cuore della città che si apre ai propri abitanti così come ai visitatori.
Un sapiente mix di kitsch e nostalgia che proprio come un souvenir, conduce in viaggio per l’Italia, giocando con i nostri ricordi e la nostra cultura.

Giorgio De Chirico nel dipingere le sue Piazze d’Italia si rifaceva alle lettere di Nietzesche da Torino che esaltavano il fascino spettrale delle antiche piazze “severe e solenni” circondate da portici e popolate da statue marmoree.

Un palcoscenico deserto da riempire coi nostri ricordi.

Piazze vuote che ci mettono a nudo di fronte alle nostre fragilità, per trasformare i silenzi di questi giorni in momenti di poesia vitale.