Un preambolo su tutto ciò che abbiamo vissuto in questi ultimi mesi sarebbe scontato, monotono e ripetitivo.
Da qualche giorno siamo entrati nella cosiddetta fase 2 di questo surreale incubo, e ci siamo svegliati con una coscienza diversa, con dubbi e paure che mai avevano sfiorato la nostra mente.
Eppure, tutti abbiamo dovuto fare i conti con i cambiamenti per cercare di rientrare in una realtà pseudo normale.
Ma cosa è effettivamente cambiato o cosa cambierà nelle nostre città, nelle nostre case, e nelle nostre vite?

Le nostre città

Avendo il virus avuto una forte correlazione con l’inquinamento atmosferico, le prime misure adottate in campo urbano sono state senza alcun dubbio volte a favorire un incremento della mobilità dolce e dei nuovi modelli di mobilità sostenibile.

Il Comune di Milano sta predisponendo circa 35 km di nuovi percorsi ciclabili da realizzare entro giugno 2020.

In questa tumultuosa ricerca di “azioni a breve termine per un cambiamento a lungo termine” rientrano le cosiddette piste ciclabili pop up, itinerari provvisori realizzati tramite progetti rapidi per consentire spostamenti sostenibili e sicuri durante la fase 2 del Covid-19.

La problematica del distanziamento sociale è un’ulteriore difficoltà da risolvere nelle nostre città in riapertura.

Studio Precht ha sviluppato a Vienna un modello di parco che risponde al post pandemia: il Parc de la Distance , la riproduzione di una impronta digitale nello spazio, che si presenta sotto una serie di percorsi paralleli concettualmente connessi all’idea di labirinto con accessi monitorati e corsie equamente distanziate da siepi.

Il designer Paul Cocksedge realizza invece il progetto Here Comes The Sun (potete canticchiare i Beatles mentre leggete dell’omonimo titolo), trattasi di una coperta da picnic do-it-yourself da scaricare e realizzare in casa per gestire il corretto distanziamento al parco.

Il primo progetto per la fase due dei ristoranti è invece firmato dalla startup veneta Sunrise, con il digital totem Spray for life, un termoscanner per la misurazione della febbre unito a due congegni per disinfettare mani piedi e uno screen video per il riconoscimento facciale e per la verifica del corretto utilizzo e presenza della mascherina.

Ad Amsterdam invece il ristorante Mediamatic Eten ha pensato di installare delle strutture di vetro, serres séparées , ognuna attrezzata con un tavolo da due.

Ricordiamo che già nel 2018 il Coppa Club di Londra aveva sviluppato questo sistema scomposto di “igloo” sul Tamigi per conferire maggiore intimità.

Matteo Cibic invece firma la nuova collezione di separè prodotti da FusinaLab per ambienti pubblici e ristoranti.

Le nostre case

Lo spunto da cui voglio partire per addentrarci nello spazio più intimo delle nostre case è quello dell’architetto Luca Molinari, che si interroga su “Che case saremo?”

A questa domanda subito alla mente balena la famosa immagine di William Heath Robinson, The folding garden (How to Live in a Flat, 1936)

La casa durante il lockdown è diventata la nostra fortezza, chiunque si sentiva al sicuro solo lì dentro. Sappiamo benissimo come è cambiato il nostro modo di vivere gli spazi, come ogni angolo ha avuto un ruolo e una funzione. Oggi si torna a rialzare le barriere degli spazi, quei muri che con la contemporaneità abbiamo felicemente abbattuto, adesso li stiamo ricostruendo.
Anche solo mentalmente, abbiamo rigettato il concetto archetipico di “open space”, per creare confini e proteggerci.

Come afferma Luca Molinari, stiamo abitando le soglie, i balconi, le finestre, i tetti per riportare quel mondo che non possiamo vivere (o comunque non più vivere come prima) al di qua.

“Abitare la soglia delle finestre rappresenta il nostro desiderio di abbracciare la città”
Luca Molinari

Grande valore riacquisterà l’ingresso (e i corridoi) che sarà la nuova “camera di decompressione”, lo spazio filtro tra esterno e intimo.

Il brand milanese PLH ha ideato una placca di comando elettrico sulla superficie degli interruttori dotata di un rivestimento antibatterico, per bloccare la catena di contagio legata anche ai minimi contatti tattili.

In camera da letto la proposta è stata lanciata dal progetto di armadi che disinfettano i vestiti come l’Armadio Lema, dotato di Air Cleaning System o il sistema Refresh Butler V6000, soluzione proposta dall’azienda svizzera V-Zug, utilizza la fotocatalisi, una tecnologia a circuito chiuso esclusiva del brand, che riduce la presenza dei germi fino al 99,9%.

I designer Manuela Simonelli e Andrea Quaglio hanno progettano invece Oblio, un innovativo vaso-caricabatterie del cellulare con sanificatore incorporato che tramite una lampada UV-C sterilizza lo schermo.

Le nostre vite

Nelle nostre vite, beh, è cambiato veramente tanto. Credo che senza dubbio sia cambiato il valore che diamo ai rapporti, ad un sorriso, ad uno sguardo.

Ci si è sbizzarriti appunto sulla tematica mascherine, ipotizzando un periodo non ancora ben preciso di obbligo di utilizzo delle stesse, le proposte sono veramente state tantissime, dalle più esilaranti Face id masks di Danielle Baskin customizzate con il viso di chi le indossa ed in grado di risolvere la “problematica” del riconoscimento facciale dei nostri smartphone

fino al Dhh Project, deaf and hard of hearing project, progetto per sordi e ipoudenti portato avanti dalla giovane americana Ashley Lawrence.

Il cambiamento è stato veramente difficile per ognuno di noi, e la speranza è che questo ci porti a cambiare ancora di più, a sentirci parte di uno spazio, di contesto urbano, di un ecosistema come non lo siamo mai stati.

“Un architetto non cambia il mondo, ma ne interpreta i cambiamenti”
Renzo Piano

Mi permetto di riformulare l’attualissima e significativa citazione di Renzo Piano includendo nella suddetta frase, intrisa di profonda coscienza e senso di responsabilità, oltre che “un architetto”, anche “un designer, “un artista”, “uno o tutti gli esseri umani assieme”.