Una scuola, un movimento artistico, tre siti Patrimonio dell’UNESCO, un sito web, un museo (inaugurato a settembre), una decina di libri, una serie tv, due documentari, uno online diviso in tre puntate (123), e un altro nei cinema (qui il trailer), un gruppo musicale con lo stesso nome, un doodle di Google che festeggia i primi cento anni, due profili Instagram seguitissimi (1 e 2) insieme a numerose mostre che ne celebrano i successi e lo stile, razionale e minimalista.

È davvero un elenco infinito di successi, non trovate? Sono tutti dedicati a Bauhaus, una delle idee più incredibili mai esistite. Capace non solo di rivoluzionare epoche e modi di pensare ma in grado di influenzare, ancora oggi, i principali campi del sapere: dall’architettura alla fotografia, dalla moda alla grafica fino all’editoria. Nulla, nella storia del design, è stato così incisivo.

Bauhaus è stata principalmente una scuola d’arte, nata nell’aprile 1919 a Weimar per iniziativa di Walter Gropius, che riunì attorno a sé un gruppo di artisti europei tra i massimi esponenti del tempo. Una scuola che mescolava design, sperimentazione artistica, realizzazione di prototipi industriali ma che ebbe un’esistenza abbastanza tribolata.

Cambiò tre sedi e altrettanti direttori, cambiò insegnanti e filoni di pensiero in poco più di una dozzina d’anni.

Nell’istituto venivano organizzati laboratori per la lavorazione di diversi materiali e si studiava falegnameria, tipografia, decorazione del vetro e storia dell’arte.

Tuttavia, come accennato, Bauhaus non fu solo una scuola. Fu anche, e soprattutto, un’idea che cercava di unire il valore estetico e funzionale di ogni tipo di oggetto, anche con lo sviluppo industriale e tecnologico. Oggetti d’uso quotidiano, oggetti d’arredamento, ma anche edifici e automobili.

Insomma, Bauhaus fu tante cose assieme. Molte riuscì ad esserle, altre purtroppo no. E, forse proprio per questo, per la sua natura irrequieta e mutevole, nessuno è riuscito a darne una definizione definitiva e univoca.

Quindi anche noi, per non rischiare di perderci nei meandri di tutto quello che Bauhaus è stato (e, soprattutto sarà), ci focalizziamo su due ambiti che interessano di più ai nostri lettori “bauhausler”: le influenze su architettura e arredamento. E, per ognuno, vi portiamo due esempi.

Architettura, in Germania e in Israele

Il primo esempio di architettura è la terza sede della scuola, l’edificio di Dessau, divenuto Patrimonio UNESCO (insieme agli altri edifici Bauhaus) ma anche il simbolo del movimento. Rimasto in completo abbandono fino alla caduta del Muro di Berlino, venne ristrutturato e trasformato in un museo. Nel 2013, ecco un nuovo cambiamento. Bauhaus diventa un B&B. Ma, anche in questa occasione, nulla è lasciato al caso. In tutte le camere ci sono le tipiche sedie di Marcel Breuer (uno dei maggiori esponenti del Bauhaus) mentre le scrivanie richiamano i balconi aggettanti dello stesso edificio.

Il secondo esempio dell’architettura Bauhaus, o meglio di evoluzione dell’architettura Bauhaus, è rappresentato dal restauro della Max-Liebling House di Tel- Aviv, diventata il White City Center e inaugurata lo scorso 19 settembre. In Israele infatti, dopo la fine dell’esperienza tedesca della scuola, emigrarono diversi esponenti del Bauhaus.  Qui, da allora, si impegnarono nella diffusione delle idee targate Bauhaus. Ne sono testimonianza oggi i circa quattromila edifici costruiti in stile Bauhaus della città israeliana.

Arredamento colorato: tavoli ad incastro e culla

In ultimo (ma non certo per ordine di importanza) ecco due oggetti di arredamento in pieno stile Bauhaus. Qui estro, colore, cura dei dettagli e qualità dei materiali sono i padroni incontrastati.

Il primo oggetto che vi proponiamo è il set di tavoli ad incastro ideato da Josef Albers e risalente al 1926-27. I tavoli, colorati con le tipiche tonalità del Bauhaus, sono realizzati in massello di rovere e vetro acrilico laccato.

Vi segnaliamo anche un oggetto davvero carino: la culla (datata 1922) disegnata da Peter Keler ed esposta alla prima esposizione del Bauhaus a Weimar. Le forme sono molto rigorose: triangoli e rettangoli a definire la culla, mentre alle estremità notiamo due grossi cerchi blu, il tutto secondo la teoria dei colori primari.

Ma dall’esperienza del Bauhuas sono nati anche moltissimi dei pezzi di design che ancora oggi sono considerati dei masterpieces ed entrano di diritto nei musei come veri esemplari della storia del design europeo.