Ormai a Milano si inaugura qualsiasi cosa, “Andrei all’inaugurazione di qualsiasi cosa, anche di una toilette” disse Andy Warhol.

Ricevo qualche giorno fa un invito cartaceo nella casella delle lettere, e ne resto stupefatta, quasi ammaliata; chi spedisce più al giorno d’oggi inviti cartacei? E non certo per motivi ecologici, tanto nobili quanto aleatori, ma semplicemente per i budget sempre più bassi destinati agli eventi di genere.

Grafica minimale, colori naturali: sabbia, bianco, ocra e tutte le possibili sfumature del guscio delle uova (esiste il Pantone guscio d’uovo?) Zona Navigli, martedì… devo ricordarmi di tenere l’agenda libera il martedì e il giovedì, sembrano ormai gli unici giorni dedicati agli inviti mondani…

Apro la busta con un po’ di emozione, aspettandomi forse qualcosa di speciale o di insolito, e invece… un nuovo coiffeur, l’ennesimo. L’ho notato solo io o sempre più spesso inaugurano parrucchieri e negozi di intimo in questa città? Mi chiedo maliziosamente quale sia la tipologia di clienti che approfitta di entrambi. Però, attenzione… L’invito recita: Salone di bellezza e design concept store, forse non tutto è perduto, forse c’è ancora speranza.

E cosi arriva l’annunciato martedì, scelgo con cura il mio outfit per un evento social ma un po’ brioso, non proprio tailleur Chanel se capite cosa intendo, e con le mie fidate amiche troviamo piuttosto facilmente il luogo del cocktail, aiutate soprattutto da un riconoscibile capannello di persone con immancabile flûte in mano di fronte alle vetrine del concept store.

E qui l’epifania. Come una nuova stella cometa vengo illuminata da un’insegna ben visibile (forse da chilometri, come nel deserto in quel primo Natale) con i suoi caratteri cinesi, ideogrammi rigorosamente neon verde dai quali mi riparo la vista con la mano in un momento di confusione sociale o di fastidio oculare. In un attimo tutta la grafica zen e le nuances delle uova dell’invito sono state risucchiate via in un turbinio di vapore wanton.
Mi trovo di fronte ad un negozio di parrucco cinese multi servizio, immancabile la classica poltrona per la pedicure (il Salone), e annesso negozio bazar (il Concept Store).

Trasecolo.

Di design neanche l’ombra, sedute rosse in ambiente bianco con arredi di vari colori e di incerta provenienza. Riconosco un solitario tavolino Ikea Lack (anche l’economia asiatica si piega a quella svedese), il sempiterno Maneki Neko che mi saluta con la sua zampa dorata ed il suo sorriso quasi beffardo, unito a varie vetrinette contenenti prodotti di marca e oggettistica varia, se mai sentissi un irrefrenabile bisogno di un servizio da the mentre aspetto la posa della tinta.

Il coup de théâtre: alle pareti poster appesi con le puntine, quelle anni 80, ovviamente di colori diversi, raffiguranti bellissime Geishe (e qui mi sembra di sentire in sottofondo Gabbani con la sua Occidentalis Kharma).

Mi riprendo appena un poco per riconoscere che comunque l’iniziativa è lodevole, innovare la tradizione precedente per cercare qualcosa di nuovo è sempre apprezzabile, a qualsiasi latitudine. Il claim “Fai la spesa mentre aspetti di farti bella” unito ad un’offerta commerciale che incontra pubblico cinese e milanese funzionerà bene, anche grazie all’apertura perenne (anche il lunedì, giorno santo della coda raccolta).

Ecco, se posso dare un consiglio a questi simpatici ragazzi, magari non era il caso di scomodare il design nella città del design…