Frakta, la “grossa borsa blu” di IKEA, è recentemente passata dall’essere un versatile classico da magazzino ad un bucket hat alla moda. Sembra assurdo, certamente, ma per capire come ciò simile sia possibile dobbiamo fare un bel viaggio nel tempo. 

La borsa in questione nasce all’incirca trent’anni fa dalle menti di due dei più noti designer di IKEA, i fratelli Knut e Marianne Hagberg: lo scopo era di creare in un materiale economico ma resistente, il polipropilene, una borsa con una grande capienza (71 L nella sua versione classica), capace di reggere fino a 50 kg, che fu dotata di due paia di manici in poliestere recanti lungo tutta la lunghezza in caratteri gialli il nome dell’azienda. Nasce insomma da una necessità pratica: trasportare (appunto “frakta”, in svedese) gli a volte ingombranti acquisti anche a piedi o con i mezzi pubblici.

Di questa borsa ne erano già state fatte due versioni: la versione più piccola da 36 L e quella da carrello dotata di zip con una capienza leggermente più grande. Ma è nel 2017 che Frakta attira l’attenzione di Demna Gvasalia, il noto designer di Balenciaga, sempre alla ricerca di oggetti “poveri” e comuni da elevare ad alta moda. Gvasalia creò così una shopper blu esteticamente molto simile a Frakta, chiamata Arena: stesso colore, stessa disposizione dei manici, stessa capienza. Differiva solo per materiale, in questo caso pelle lavorata in Italia, ed il prezzo: quasi 2000 euro rispetto ai 70 centesimi della borsa originale.

Tutto ciò scatenò il web e creò indignazione in qualcuno, seguendo il sempre troppo populista “potevo farlo anch’io”. Solo che, questa volta, il potevo farlo anch’io successe davvero: dopo un post ironico da parte di IKEA sul come riconoscere la Frakta originale ed un video pubblicitario dove si evidenziavano i vari utilizzi più comuni della borsa, internet esplose, riscoprendola.  Zhijun Wang, artista e designer cinese già noto per le sue maschere, ne creò una per la sua ragazza utilizzando esclusivamente la nota borsa blu, mentre la collaborazione tra Pleasures e Chinatown Market vide la nascita di berretti da baseball messi in vendita alla non proprio modica cifra di 38 dollari.

Fu così che ci si trovò così davanti ad un’enorme quantità di abiti, accessori, lingerie e molto altro creati a partire dalla stessa borsa di IKEA dall’indiscutibile originalità ma dalla discutibile comodità, ed a tutorial per creazioni “fai-da-te” degli stessi.  Impossibile poi non nominare Davide Puricelli che al Pitti Uomo 92 si presentò indossando bretelle, panciotto e zaino fatti da lui sempre utilizzando Frakta, cavalcando e spingendo il trend che già si era venuto a creare e venendo chiamato in rete “Ikea man”.

Visto il gran parlare di IKEA, qualcuno potrebbe trovare il tutto solo una geniale trovata commerciale ma attenzione: la cultura del “remake” infatti risale al Giappone degli anni ’80, dove erano e sono ancora in voga abiti ed accessori creati utilizzando tessuti e materiali provenienti da altri articoli, soprattutto articoli vintage di marchi famosi.

Ed infatti, ben prima delle vicende che hanno coinvolto Balenciaga, tra i primi oggetti creati utilizzando Frakta come materiale di partenza e ad essere divenuti virali sul web troviamo la collana choker ed i geta dello studio iLiL, creati riutilizzando i manici della nota borsa, oppure il bucket hat ed il portafoglio dello studio ALCH, in quel blu brillante al quale siamo ormai abituati.

@studioalch

L’azienda svedese è stata più che altro capace di cavalcare la situazione egregiamente, gestendo una presenza online in maniera esemplare ed imparando a sua volta da questa esperienza. IKEA è così divenuta cosciente del suo rinnovato status e del ruolo di Frakta, includendola in collaborazioni con altre firme quali Virgil Abloh che, nel suo inconfondibile stile (del quale abbiamo recentemente parlato in un altro articolo), ne ha creato una versione in carta recante l’ironica scritta “SCULPTURE”; o lo studio Hay, con i quali hanno concepito la collezione Ypperlig cambiandone texture e colori; oppure quella disegnata da Reform Studio per la collezione Överallt, fatta riciclando 32 buste di patatine. La versione arcobaleno rilasciata da IKEA l’anno scorso in occasione del mese dell’orgoglio LGBT+ mostra poi ulteriormente l’attenzione prestata dalla nota azienda al suo pubblico, visto il successo riscosso anche da questa versione.

Da questo bizzarro fenomeno, ormai rallentato ma ancora presente, ci restano un’IKEA più pop che mai e Knorva, il bucket hat tratto da Frakta, questa volta ufficiale, in vendita nei negozi statunitensi a poco meno di 4 dollari.