Hans Coray non è di certo il primo nome a cui si pensa quando si parla di designer.

Dottore di ricerca in ambito linguistico negli anni ’30, sperimentatore nel design del prodotto fino agli anni ’50, pittore e scultore per il resto della sua vita. Questo signore svizzero nel 1939 è entrato nella storia del design, progettando la sedia ufficiale dell’esposizione nazionale svizzera a Zurigo: la Landi.

Mi sono imbattuto in questa sedia per la prima volta un po’di anni fa, nello studio di architettura e ingegneria dove svolsi il tirocinio curricolare. Ricordo che erano l’incubo di tutto l’ufficio, perché la seduta era particolarmente “sdraiata” e quindi erano scomodissime quando si pranzava o si sedeva al tavolo. Solo dopo anni ho scoperto che quelle sei sedie appartenevano in realtà ad una partita difettosa ed erano state per questo acquistate ad un prezzo estremamente basso. Così, quando le ho riviste in un negozio, prodotte da Vitra (con lievi modifiche), non ho potuto resistere alla tentazione di provarne una fatta bene. Con sorpresa, ho scoperto che la Landi-Stuhl era perfino comoda!

Coray, da bravo pioniere del design industriale, ha introdotto una nuova tipologia di sedia composta da una scocca a stampaggio tridimensionale collocata su una base separata che sarebbe diventato uno standard nelle sedie prodotte industrialmente. Ciò avveniva qualche anno prima che Charles e Ray Eames realizzassero, con questo stesso principio, la loro sedia, ben più celebre, prodotta oggi anch’essa da Vitra.

Le due U che sostengono la scocca fanno anche da braccioli e sono realizzati con profili curvi in alluminio. Quest’ultima è anch’essa in alluminio e sfrutta appieno le potenzialità del materiale: Coray riesce ad ottenere una sedia robusta ma leggerissima (3 kg), grazie ai 91 fori presenti sulla scocca che donano alla sedia tutta la sua grazia.

Essendo in alluminio anodizzato, la sedia resiste benissimo alle intemperie, permette un rapido scolo dell’acqua attraverso la scocca ed è impilabile (fino a sei sedie). Per tutti questi motivi la Landi ha superato non solo l’esposizione nazionale del 1939, in cui vennero dislocate 1500 esemplari, ma anche l’esame del tempo, nel look e nelle performance.  Ma state attenti: ai suoi buchi piacciono parecchio i bottoni delle tasche posteriori dei pantaloni!