Oggi si parla molto di complessità” questo è l’incipit con il quale Alfredo Carlo, fondatore di Housatonic, apre il video che introduce il progetto di design per la collaborazione presentato durante l’appena conclusa Design City, la lunga settimana che ha segnato la ripartenza di un settore da troppi mesi senza certezze e che con determinazione intende difendere il suo primato internazionale. Ho voluto fare una chiacchierata con lui per capire quanto siano importanti ascolto, apprendimento e supporto reciproco nello sviluppo delle idee.

Quello della complessità non è certo un tema figlio del tempo in cui viviamo. Con l’avvio dell’era informatica negli anni 70, analisi e teorie dei sistemi dinamici complessi vennero via via applicate all’essere vivente, all’uomo nello specifico. Più fitte le relazioni, più grande la complessità, in sintesi, il pensiero dei grandi teorici da Edgar Morin a Atonio Lepschy, da Gregory Bateson a Mario Ceruti. L’osservazione di tale corrente di pensiero modernista diede il la a una coppia formata da un architetto e un’insegnante, Matt e Gail Taylor, per la definizione di un modello progettuale decisamente all’avanguardia per quegli anni. Creando una rete di valore che includeva attitudini e competenze differenti osservarono il fluire di dati e informazioni durante una serie di riunioni, stabilendo come potesse essere più semplice arrivare alla risoluzione di problemi quando le stesse venivano progettate per il benessere dei partecipanti e quando questi ultimi venivano guidati dal ruolo di un facilitatore per agevolarne la collaborazione nelle fasi di apprendimento e confronto. DesignShop è il nome della metodologia da loro messa a punto. Ancora oggi utilizzata da aziende in tutto il mondo è Incentrata sulla creatività per risolvere problemi laddove le tecniche standard falliscono. Lo stesso Matt Gaylor sosteneva “L’obiettivo del metodo DesignShop è creare un ambiente totale, fisico, mentale, informativo, flusso di lavoro all’interno del quale individui, team e gruppi lavorano con un intervento minimo e conseguenze non intenzionali che influenzano il loro risultato”. 

L’obiettivo di un designer è ascoltare, osservare, capire, empatizzare, sintetizzare e raccogliere intuizioni che gli permettono di rendere visibile l’invisibile” dal pensiero di Hilman Curtis, parte il progetto Housatonic che Alfredo Carlo porta avanti dal 2008. Partecipa all’esperienza collettiva di Value Web che si basa sul modello di Matt e Gail Taylor per la definizione immediata dei problemi e l’individuazione di rapide soluzioni, una metodologia che mira a ridurre la complessità nel mondo del lavoro, del non profit, delle istituzioni e della società, creando connessioni laddove queste si incrociano. Parte da questo punto forte dell’esperienza di graphic design maturata in questi anni declinandola in diversi ambiti, dalla comunicazione alla formazione, alla progettazione degli spazi. “In questi anni ho cercato di rispondere a diverse domande, mi sono chiesto se la comunicazione visiva avesse potuto assumere il ruolo di facilitatore nei processi di brainstorming in cui emergono molte idee. Così si è consolidato il nostro approccio, continua Alfredo, abbiamo a disposizione sempre più informazioni ma spesso non sappiamo utilizzarle, un sacco di dati che facciamo fatica ad interpretare. Il visual crea artefatti che rappresentano la sintesi di ciò che accade, di ciò che viene detto”.

La collaborazione deve essere progettata in maniera efficace è necessario spostare il punto di vista su come processiamo le cose per attuare quel cambiamento che deve imporsi nelle abitudini delle persone. Fare un passo indietro per avere una nuova e più ampia visione dove la collaborazione deve essere facilitata, per poter farne tanti altri in avanti”. Visione caratteristica anche del service design la cui multidisciplinarità si basa sull’osservazione di un sistema e delle sue relazioni per progettare esperienza. “Si sviluppa un linguaggio che faciliti le conversazioni, si esplorano diverse opzioni, si testa e si prototipa mentre il facilitatore grafico da forma alle idee”. Persone e organizzazioni diventano parte di un sistema inclusivo e sostenibile. Così è avvenuto per un’azienda di servizi di employment e payroll per le imprese, in cerca di soluzioni innovative. Un momento di riflessione sul futuro finalizzato ad aggiornare dinamiche di benessere interno per generare nuova eccellenza. Necessità e prospettive sono state analizzate coinvolgendo diversi livelli aziendali in un workshop collaborativo e raccogliendo stimoli per nuove opportunità e nuovi percorsi da seguire. In una giornata di attività di massima condivisione e confronto creativo sono state esplorate metafore che hanno in primo luogo facilitato la conversazione e attraverso il fluire di azioni e interazioni accompagnato da uno scribing, hanno in seguito definito un nuovo linguaggio da riportare nell’attività quotidiana.

L’esempio de “Il Tempo delle Donne” è indubbiamente emblematico. Organizzato da Corriere della Sera e la 27 Ora alla Triennale Milano, ha visto ospiti diversi trattare l’argomento Sesso e Amore attraverso incontri, workshop e contributi speciali, con l’esigenza di sintetizzare le opinioni emerse. Housatonic ha attivato tre diversi livelli di facilitazione realizzando un knowledge wall posizionato all’ingresso. Tematiche rilevanti e parole chiave vanivano catturate durante i talk e visualizzate in tempo reale sulla parete. Contenuti e illustrazioni hanno preso forma durante i tre giorni dell’evento. L’ulteriore visualizzazione digitale di idee e parole ha evidenziato connessioni facilitando la comprensione da parte del pubblico. Sulle piattaforme social i volti e le personali esperienze hanno dato luogo a una performance aperta e continuativa che ha coinvolto una platea più vasta.

La convergenza di più fattori, molti dei quali fuori dal nostro diretto controllo, fa di oggi un momento maturo per intendere il design da diverse angolature. Per questo motivo è nata in noi di Housatonic una visione molto aperta. Pensiamo che la chiarezza possa conciliare e avvicinare diversi livelli interlocutori facendo scomparire le differenze. Il cosa e il come sono gli interrogativi che ci poniamo costantemente di fronte ad ogni nuovo progetto ma nel design per la collaborazione è importante chiedersi il perché e osservare cosa c’è dietro ad ogni idea. Alfredo Carlo mantiene stabili questi punti di riferimento riprogettando il futuro. “La pandemia ci ha costretto a ripensare il nostro lavoro facendo uno sforzo in grado di traghettarci in un più lungo termine, forse quello che facevamo prima, concentrando gli sforzi in pochi giorni, dovremo dilatarlo su un periodo più lungo per raccogliere più dati e più spunti”. Ciò che era non sarà sembra essere il mantra, sicuramente la sintesi, di un brainstorming collaborativo che il 30 aprile scorso ha coinvolto 60 partecipanti e 15 facilitatori alla ricerca di soluzioni possibili. Il Presente che sarà, titolo dell’appuntamento online, ha sviscerato i temi della nuova organizzazione del lavoro, senso di appartenenza e nuovi modelli organizzativi.

Responsabilità e autonomia delle persone coinvolte in un progetto sono gli ingredienti per la creazione di una nuova comunità organizzativa fondata sulla cultura della fiducia. Per portare il presente nel futuro è necessario avere obiettivi e valori chiari e condivisi, ma soprattutto tener presente quanto sosteneva Don Norman, autore di The Design Of Everyday Things: abbiamo bisogno della complessità perché viviamo in un mondo complesso, il vero segreto del design è renderla comprensibile.