È ormai deciso, viste le varie vicissitudini da emergenza sanitaria, che trascorrerò per la prima volta le feste natalizie a Milano. Se, da un lato, mi sono attrezzato per fare le cartellate, tipico dolce foggiano di queste festività, dall’altro ho pensato che sarebbe giusto celebrare la particolarità dell’evento onorando la città di Milano, andando in cerca di specialità locali; per concedermi un panettone d’eccellenza, ho pensato di far visita alla Pasticceria Cucchi e continuare a raccontarvi le botteghe storiche della città, parlandovi di questo stupendo negozio.

Cucchi apre nel 1934, nascendo come café chantant al cui interno si esibiva un’orchestrina spagnola che suonava musica da ballo. Distrutto durante la Seconda guerra mondiale, il locale venne ricostruito assumendo la sua identità di pasticceria. Nel 1954 venne completamente rinnovato e il laboratorio, che prima era esterno, sempre in corso Genova, fu integrato all’interno del locale. Nel 2013 il locale ha assunto la sua attuale configurazione, ampliandosi con altre due vetrine. Sin dal suo avvio, l’attività è stata sempre gestita dalla famiglia, arrivando, con le sorelle Laura e Vittoria Cucchi, alla terza generazione.

Appena arrivato alla pasticceria incontro Christian, collaboratore stretto di Laura e Vittoria e, ormai, praticamente acquisito dalla famiglia. Visto il periodo prenatalizio, Christian mi racconta subito che il panettone è un dolce che veniva consumato quotidianamente, nonostante le leggende intorno alla sua nascita siano legate al Natale. La pasticceria, per questo, ne sforna tutto l’anno ed è possibile, oltre ad acquistarne di interi, mangiarne anche solo una fetta, magari al pomeriggio con un bel tè.

I dolci che affollano i banchi e i tavoli sono spesso dei grandi classici: Foresta Nera, Mont-blanc, Linzertorte e una fantastica Sacher, tra le più richieste. Tuttavia, specialmente dall’arrivo dello chef pâtissier Riccardo Magni, sono stati rinnovati soprattutto nell’estetica, rivista in chiave contemporanea. È evidente l’impegno dello staff per far sì che la pasticceria continui non solo a mantenere un altissimo livello di qualità dei prodotti venduti, ma anche a stare al passo con i tempi, affinché Cucchi non sia solo un bel locale storico, un contenitore.

Christian mi racconta con quale attenzione maniacale vengano selezionati i fornitori dei vari ingredienti utilizzati per i dolci, dai cioccolati alle bagne, e ne resto ammirato. L’utilizzo di sostanze chimiche è totalmente escluso e questo rappresenta anche una bella sfida da un punto di vista organizzativo, affinché tutto sia sempre preparato al meglio e al momento giusto. Assaggio due dolci nella loro versione in pralina e non faccio fatica a credergli, perché sono buonissimi e non solo: sono anche stupendi alla vista. Riguardo a questo aspetto – mi invita a riflettere Christian – il fatto che un dolce sia interamente artigianale non significa che possa o debba essere imperfetto. Sarebbe come andare da un sarto e accogliere la possibilità di ricevere una camicia con una manica più lunga dell’altra, solo perché artigianale!

Riconosco, anche da Cucchi, un aspetto che accomuna tutte le botteghe storiche che ho visitato, vale a dire la fidelizzazione dei clienti. Quando la mattina si fa colazione con una loro brioche, la differenza con le altre si sente. Il cliente si accorge che il prodotto è di qualità eccellente e difficilmente ritorna alle vecchie abitudini. A questo, chiaramente, si aggiunge la cordialità di coloro che svolgono un’attività in cui credono e per cui provano una grande passione.

Lasciando il negozio, quasi mi dispiaccio di abitare dalla parte opposta di Milano. Sarebbe, infatti, troppo complicato far colazione con le loro brioche al mattino prima di andare al lavoro. Ma almeno oggi, prima di tornare a prendere il panettone, me ne sono andato a casa con una bella Mont-Blanc monoporzione per festeggiare, in modo covid-free e un po’ solitario, il mio compleanno. Non vi dico quanto era buona…