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Scusate per la digressione. La mia biografia è chiara: non sono un esperto di architettura e design, sono solo un appassionato. Un amante del particolare, del divertente, dell’armonioso. Insomma un amante del Bello. Si Bello con B maiuscola perché lo considero un concetto a sé, quasi una entità alla portata di tutti.

Alla portata anche mia, che giro per Milano guardando palazzi disarmoniosi, opprimenti, asmatici. In una parola brutti. Mi spiace giudicare il lavoro degli altri, di chi sicuramente in materia architettonica è plurilaureato rispetto a me. Ma io come tutti ho diritto di invocare il Bello. Di denunciare il brutto.

Da piccolo la mia maestra ci diceva sempre: non esiste solo il Bello o il brutto, esistono altri mille aggettivi! Lo so maestra, ma già iniziare a capire cosa sia Bello e cosa sia brutto è cosa difficile per molti a quanto pare.

Basti vedere una casa in zona maciachini, dove ogni quadrato è una cella, ogni quadrato sembra essere una persona. Senza aria, senza alcuna emozione. Molti se ne lavano le mani parlando di “case popolari”, come se il brutto servisse per etichettare non solo una casa ma chi la abita.

“Il bello è uno, semplice, indiviso e pari sempre a se stesso” diceva Gioberti, perché è vero che si potrà sempre parlare di gusto oggettivo, ma un palazzo bello e armonioso, in qualsiasi zona della città porta solo valori positivi.

Come ad esempio in zona Garibaldi, dove vicino a grattacieli e Boschi verticali si affaccia una nuova costruzione buia, claustrofobica, brutta. Senza alcun senso estetico.

Palazzi di 40 anni fa come palazzi appena rifatti. Il brutto avanza senza che molti se ne accorgano.

Il mio umile appello è quello di non abituarci al brutto, di non pensare che sia bello perché altri lo pensano. Il brutto divide, stereotipa, appiattisce. Anche in una città sempre più solare come Milano.

Senza illudersi che un quadrato di verde in verticale sulla facciata di un palazzo bruttissimo, possa salvarlo dal mio anatema.

La bellezza è universale, la capiscono tutti ed è patrimonio di tutti. Si cara maestra, il bello. Il Bello, scusi.

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