MASSIRENNA

LE ISOLE SONORE DEL LIVING
Quando si pensa al concetto di design sorgono in mente due parametri fondamentali: ricerca estetica e funzionalità. L'equilibrio tra questi è da sempre un obiettivo costante, rincorso a tutta velocità percorrendo vasti territori nel mondo dell'arte, del disegno tecnico-industriale e, non ultimo, le regioni della quotidianità.

Ma a mio parere c'è un terzo parametro che ritengo un altro grande campo semantico nella creatività, soprattutto nell'era del multi-tasking e della condivisione sfrenata che caratterizza così intrinsecamente la realtà contemporanea: quello della versatilità, ovvero ciò che permette di adattarsi coniugando al meglio dinamismo e trasformazione.

E parlando di condivisione e versatilità, recentemente ho posato gli occhi sui Quiet-Bits dell'azienda Woodskin. Sono pannelli in materiali misti, il cui lato interno è composto da una parete fonoassorbente, e sono stati concepiti per creare delle aree isolate sia visivamente che acusticamente in un qualsiasi ambiente lavorativo o abitativo. Si possono disporre in maniera regolabile e, formati da tasselli assemblabili tra loro per mezzo di cerniere magnetiche, i moduli acustici mostrano uno scopo ben preciso: razionalizzare degli spazi con un occhio ai continui cambiamenti delle necessità, che siano di intimità o di puro riparo dall'inquinamento di rumori e volumi circostanti.
Ciò che trovo stimolante in progetti come questi rispecchia grosso modo le ragioni per cui sono attratto da un mondo come quello del design in ogni sua declinazione. In primo luogo il fatto di essermi imbattuto in un'idea alla portata di tutti, di chiunque abbia la necessità o il desidero di creare delle isole spazio-sonore cercando di evitare soluzioni fisse e permanenti. Si parla dunque di progetti realizzati anche con l'ottica del B2C, e non solo del B2B, e che aprono a svariate possibilità d'applicazione. In una parola: accessibilità.
Inoltre, ma forse soprattutto, il design regala un'interdisciplinarietà talmente ampia che non si sa mai quale altra dimensione creativa si andrà a toccare con il prossimo prototipo: l'arredo su cui riposi, il mezzo con cui corri sulla strada, la radio che scandisce i tuoi risvegli. Oppure, come nel caso dei Quiet-Bits, l'identità sonora di un ambiente che frequenti o che ti appartiene, spaziando nell'innovativo e oramai sconfinato universo del sound design e, perché no, della musica stessa.
Così, mentre il mondo riflette su quanto 'occhio e orecchio' siano sempre più interconnessi (si ricordi la recente retrospettiva sull'argomento al MoMa di NY Making Music Modern: Design for Ear and Eye), l'idea di lavorare su un criterio di continua evoluzione è a mio parere fondamentale, oggi più che mai, così come questo panta rei applicato agli spazi della nostra vita.