IL GIGI

ODE AL GRIGIO
Contesto: autunno incombente e fine della bella stagione. Settembre-Ottobre-Novembre, sempre meno sole, sempre meno luce.
Il ritorno in città è difficile, ci sentiamo soffocare oppressi da questo avvilente grigio.
Già perché il grigio ormai è sinonimo di metropoli, di smog, di Milano.


Io però non accetto i luoghi comuni. Vorrei finalmente dare nuovo valore al grigio, farlo uscire dai soliti standard e esaltarne le sfumature, non le 50 del romanzo di E. L. James ma quelle che ha dentro ognuno di noi.
Il grigio rappresenta l’indecisione, il dubbio, il pensiero. Né nero né bianco, senza prendere parte riesce a rappresentare i nostri cambiamenti. Come un interno di un appartamento che vuole essere volutamente riflessivo, calmo, dolce.


Quindi per un attimo sediamoci e riflettiamo. Basta colore, luci, toni forti e decisi. Fermiamoci ad osservare una foto in bianco e nero, un quadro di Monet con diverse tonalità grigie.
Camminiamo per la città, tra nebbia e smog per riconoscere che nel non colore a volte c’è più vitalità di quanto possiamo immaginare.