Inaugurato lunedì scorso con la presenza del Presidente della Repubblica Mattarella il nuovo campus Bocconi è stato realizzato come un parco aperto per la città.  Gli edifici trasparenti seguono le linee morbide e sono tecnologicamente avanzati con una grande attenzione alla sostenibilità.

L’ampliamento di questo campus, che avevamo già visitato (leggi qui l’articolo), raggiunge la superficie totale dei 35.000mq dell’ex Centrale del Latte di Milano si  raffigura come un vero e proprio intervento paesaggistico. Le linee morbide progettate dallo Studio SANAA di Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa, la trasparenza degli edifici e i 17.000mq di verde aperto al pubblico raggiungono il duplice obiettivo di plasmare un nuovo e organico campus urbano e di creare un asse verde che va dal Parco Ravizza fino al Parco Baravalle.

È una vera e propria cittadella per lo studente e per la città, realizzata con un investimento complessivo di 150 milioni di euro, comprende un pensionato da 300 posti letto, operativo dallo scorso anno accademico, i quattro edifici che costituiscono la nuova sede della SDA Bocconi School of Management e un centro sportivo polifunzionale, operativo dal prossimo anno accademico, con due piscine (una delle quali olimpica da 50 metri, l’altra da 25), un’area fitness, un campo da basket/pallavolo e una running track al coperto, con tribune capaci di ospitare circa mille persone, suddivise tra piscina olimpica e campo da basket/pallavolo. Così come il parco, anche il centro sportivo sarà aperto alla cittadinanza.

Lo Studio SANAA si è aggiudicato il concorso internazionale indetto dalla Bocconi nel 2012 con la sua idea di apertura verso il tessuto urbano che si concretizza nella sostanziale continuità tra spazi interni ed esterni e che caratterizza da sempre l’architettura dello Studio SANAA. Le facciate degli edifici sono trasparenti, creando la sensazione di spazi interni che fluiscono verso quelli esterni, e le linee sono curve. Le articolazioni tradizionali dell’urbanistica milanese (strada, isolato, giardini, cortili) sono reinterpretate, a dimostrazione della forte sensibilità al contesto urbano di riferimento. «Abbiamo cercato di integrare l’università con il parco utilizzando la forma architettonica della corte», dicono Kazuyo Sejima e Ryue Nishizawa.

Per esaltarne leggerezza e trasparenza, gli edifici hanno una conformazione che si chiude in se stessa, formando al centro delle corti: il perimetro esterno si affaccia verso la città e il parco e, dal lato interno, le corti degli edifici formano un ambiente naturale, trattato a verde o dove si può sostare. Ogni nucleo è impostato su un corpo di fabbrica che segue la scala degli edifici del contesto esistente, garantendo agli interni l’esposizione alla luce e offrendo ampie aperture sulle corti, in modo da ottimizzare e ridurre l’impiego di illuminazione artificiale.
In continuità con il profilo degli edifici, il parco si caratterizza per un sistema di portici/pensiline a forma organica, che guida e protegge i percorsi pedonali interni.

«Nella realizzazione del nuovo complesso, l’attenzione alla sostenibilità ambientale è stata massima», dice il Rettore della Bocconi, Gianmario Verona, «come dimostrano le numerose soluzioni innovative impiegate, che garantiscono l’autosufficienza energetica su base annua, l’assenza di emissioni nocive e pompe di calore e gruppi frigoriferi alimentati ad acqua senza consumo fisico della stessa, che viene prelevata e poi restituita al corso d’acqua del Ticinello».

Tutte le coperture degli edifici sono dotate di pannelli fotovoltaici ad alta efficienza, che producono oltre 1.200 kW di potenza nominale e il risparmio energetico è garantito dall’utilizzo delle pompe di calore e dei gruppi frigoriferi per bilanciare il fabbisogno termico dei diversi edifici, da un involucro degli edifici ad alta efficienza energetica (a una prima pelle esterna in lamiera stirata in alluminio anodizzato ne fa seguito una seconda in vetro e alluminio a taglio termico) e da un sistema evoluto di gestione dell’illuminazione con controllo automatico dei livelli di luminosità in ogni singolo spazio.

Dei 35.000 mq dell’area, 17.000 sono riservati al verde, con una piantumazione che privilegia le specie autoctone e già presenti nell’adiacente Parco Ravizza, come la quercia, il carpino bianco e il pioppo nero.
Un nuovo manufatto urbano quindi che riconnette uno spazio abbandonato e riqualifica un’area della città con  una storia conosciuta e amata, donando nuova vita alla comunità con un progetto di livello internazionale.