Cavalcando l’onda ecologica dei miei ultimi pezzi e surfando tra montagne di rifiuti ed inceneritori, decisamente di moda in queste ultime settimane, ho deciso di parlare di un progetto di Studio BIG, lo studio danese capitanato dall’eccentrico Bjarke Ingels. Tranquilli, non sto per parlare del nuovo inceneritore di Copenhagen, ormai tragicamente consumato dai servizi e dagli articoli comparsi su tutti i canali informativi italiani, ma di un progetto chiamato ‘Little Denmark’, che propone un uso molto intelligente di energia, ambiente, consumi e rifiuti.

Tale progetto è pensato, appunto, per un piccolo lotto nell’Orestad, in Danimarca. Occorre fare una piccola premessa: contrariamente a tutto il resto del mondo, la Danimarca è stata in grado, negli ultimi 20 anni, di ridurre del 6% il consumo pro capite di petrolio, dimostrandosi ancora una volta punto di riferimento in ambito energetico e tecnologico. L’obiettivo principale previsto da questo progetto è, però, la completa eliminazione del consumo di petrolio, grazie alla creazione di un ecosistema basato sull’ottimizzazione delle necessità di ogni singola attività, funzione ed di ogni edificio.

L’aspetto estremamente interessante è che tale approccio non pretende di cambiare la mentalità dei cittadini costringendoli ad una vita tra austherity e rinunce, bensì popone di cambiare direttamente l’ambiente in cui i cittadini sono inseriti, progettandolo in modo ecologico e sostenibile. Il nuovo ‘credo’ potrebbe essere “più energia spendi, più energia ottieni”. Gli ingredienti principali sono due: l’idrogeno come fonte di energia principale e la creazione di una vera e propria rete all’interno della quale gli ‘scarti’ di un sistema diventano energia vitale per un secondo sistema, che a sua volta produce energia per un terzo sistema e così via, fino alla chiusura del cerchio. Nulla viene scartato e nulla viene consumato inutilmente.Tale filosofia prende poi forma in un vero e proprio edificio, progettato e modellato in forme piramidali generate dallo studio dell’irradiazione solare, sfruttando al massimo l’apporto energetico e distribuendo le varie funzioni secondo la necessità di luce che le caratterizza. All’interno, infatti, trovano spazio 51.000 mq di Housing, 20.000mq di spazi destinati all’agricoltura, 9.000 mq di edifici industriali, 20.000mq tra servizi, istituzioni e funzioni pubbliche e qualche centinaio di parcheggi, tutto perfettamente incastrato ed organizzato per non disperdere la minima quantità di energia.

Per avere un quadro completo del progetto vi invito a visitare il sito: https://big.dk/#projects-ldk , che racconta fase per fase tutto l’iter progettuale.

Forse per ricchi petrolieri, nostalgici del carbone e mancati Montgomery Burns queste potranno sembrare solo stupidaggini, ma magari applicando questa filosofia a larga scala potremmo smettere di pensare a rifiuti, smog, inquinamento e forse potremmo pure riavere le mezze stagioni.