L’incendio a Notre Dame ci divide tra paura e voglia di ripartire 
L’incendio a Notre Dame ci divide tra paura e voglia di ripartire 
L’incendio a Notre Dame ci divide tra paura e voglia di ripartire 
L’incendio a Notre Dame ci divide tra paura e voglia di ripartire 
L’incendio a Notre Dame ci divide tra paura e voglia di ripartire 
L’incendio a Notre Dame ci divide tra paura e voglia di ripartire 
L’incendio a Notre Dame ci divide tra paura e voglia di ripartire 

Sono passati pochi giorni dallo spaventoso incendio nella cattedrale di Notre Dame, divampato nel tardo pomeriggio di lunedì 15 aprile.

Ho saputo dell’accaduto mentre stavo tornando dal lavoro ed ero a pochi passi da casa. Appena letta la notizia sul cellulare, mi sono precipitato davanti alla TV per capire cosa stava accadendo e seguire gli aggiornamenti in diretta da Parigi.

Ho subito visto le immagini di un grosso incendio al centro della chiesa, proprio sotto i ponteggi realizzati per il restauro, mentre la guglia gotica (45 metri di altezza e 750 tonnellate di peso) era già distrutta – spezzata dal fuoco – e le varie emittenti televisive continuavano a riproporre le immagini del crollo. 

“É successo?”

“Sta succedendo davvero?”

“Come è potuta accadere una cosa del genere nel 2019?”

Le prime domande sono state queste. 

Ma non c’è stato il tempo di farne nemmeno mezza in più. Le fiamme hanno catalizzato la mia attenzione e quella del mondo intero. Notre Dame stava bruciando. E con lei secoli di storia, arte, architettura, cultura. Volevo solo che quel rogo finisse, che quell’incendio, iniziato chissà come, venisse domato nel più breve tempo possibile. 

É stata una paura forte, crescente, insolita quella che ho avvertito. Aumentata dal fatto che le immagini live non davano bene l’idea della vastità e dell’entità del rogo (come poi le riprese di un drone hanno rivelato).

Dopo aver visto le fiamme consumare il tetto nella sua totalità, ho temuto il peggio. Ho temuto davvero che tutta la cattedrale di Notre Dame potesse sbriciolarsi e venire giù. Un dolore troppo grande da sopportare. 

Non l’avrei potuto sopportare per tanti motivi. Dopo averla conosciuta da bimbo, con il cartone Disney, “Il gobbo di Notre Dame”, ho avuto il piacere di vedere la cattedrale due volte dal vivo: nel 2002 e nel 2008.

Tutto quello che vidi mi fece capire di essere in un luogo unico. E non lo scrivo per retorica o per acchiappare like. Lo scrivo perché è storia. Quella assoluta e memorabile di Notre Dame e un piccolissimo pezzettino della mia.

Pagine di vita che mi hanno permesso di ammirare, e fotografare, all’esterno la facciata principale con le due torri; all’interno: i rosoni, le navate, molte delle statue e dei dipinti presenti. E anche giovani artisti, con il naso all’insù verso gli imponenti archi, intenti a realizzare bozzetti.

Ritornando a noi … dopo la mezz’ora più lunga che io abbia mai vissuto nell’ultimo decennio, i pompieri hanno dato l’annuncio che tutti aspettavamo con tanta, troppa ansia: ‘Notre Dame è salva’. Annuncio confermato poi a tarda notte, quando l’incendio è stato definitivamente domato.

Adesso, passata l’ansia di veder polverizzato uno dei patrimoni UNESCO più conosciuti al mondo, è già partita la campagna di solidarietà con donazioni che hanno raggiunto quasi il miliardo di euro. Fondi che verranno investiti per la ricostruzione della cattedrale.

Sarà dura riuscire a riportare Notre Dame agli antichi splendori (e sicuramente ci vorrà molto di più dei 5 anni ipotizzati dal presidente francese Macron) ma la storia ci ha insegnato che, per quanto siano state numerose le difficoltà affrontate, Notre Dame, in 856 anni di vita (mica pochi insomma!), ha sempre saputo reagire alla grandissima. Ci riuscirà anche questa volta.