La città svizzera di Losanna è di dimensioni relativamente ridotte e conta circa 138 mila abitanti. Immersa in uno dei paesaggi più belli dell’Europa occidentale, ai piedi delle Alpi francesi, bagnata dal vasto Lago di Ginevra, uno tra i più grandi del nostro continente, è circondata dai vigneti di Lavaux (patrimonio dell’UNESCO). Le bellezze naturali, tuttavia, non rappresentano la sua unica ricchezza: la città da decenni ha scelto di investire sul turismo, sulla cultura e in quella che in molti chiamano “economia pulita”, contribuendo in questo a sfatare il nostro pregiudizio riguardo alle città svizzere immaginate come “paradisi fiscali”.

Tra i progetti più recenti, in fase di completamento, bisogna citare il masterplan Platform 10 (binario 10 in italiano) dello studio italo – spagnolo Barozzi – Veiga.

Il progetto, vincitore di un concorso indetto nel 2011, consiste nella realizzazione della nuova Città delle Arti di Losanna. Le finalità e le necessità che hanno spinto le amministrazioni locali del Cantone di Vaud a lanciare la competizione sono molteplici: sicuramente la città è sull’onda di una forte crescita economica e culturale: ricca, dinamica e in continua evoluzione. Inoltre, come conseguenza al crescente numero di presenze turistiche, si è reso necessario rinnovare e adeguare le strutture museali alle nuove esigenze e ai nuovi flussi di visitatori. Per fare ciò si è deciso di riconvertire gli spazi antistanti la stazione di Losanna, che un tempo ospitavano i capannoni per la manutenzione e il ricovero delle locomotive, nel nuovo polo culturale, attraverso la realizzazione di tre nuovi musei: Musée cantonal des Beaux-Arts (MCBA) progettato dallo stesso studio Barozzi – Veiga,Museo del design contemporaneo e arti applicate (MUDAC) e il Musée de l’Elysée (Museo svizzero della fotografia), progettati invece dallo studio portoghese dei fratelli Francisco e Manuel Aires Mateus.

Stiamo parlando di uno spazio di circa 20.000 mq, da anni inutilizzato e particolarmente critico per certi aspetti, ma al contempo stimolante dal punto di vista progettuale, in quanto luogo di forte identità storica e morfologica. L’edificio originario della stazione, costruito nel XIX secolo, e il dislivello che fino ad ora ha diviso la zona dei binari e della stazione dalla parte nord, in cui si sviluppa la città, sono stati al centro dello sviluppo del masterplan dello studio italo – spagnolo. Il lavoro degli architetti non si concentra solamente sugli edifici, quanto invece su un disegno ampio e a scala urbana, di riconversione, di riapertura ai visitatori e ai fruitori, di un’area di Losanna finora separata e con una vita propria rispetto al resto della città.

Mentre l’inaugurazione, nel 2021, dell’intero polo museale si sta avvicinando, è già stato inaugurato al pubblico, lo scorso 5 ottobre, il Musée cantonal des Beaux-Arts dello sudio Barozzi – Veiga, dandoci un assaggio di ciò che sarà lo spirito e il leitmotiv di Platform 10.

Il progetto è la sintesi della volontà di ricollegare l’area ferroviaria alla città, non solo tramite la progettazione di spazi espositivi intrinseci al museo, ma anche attraverso luoghi esterni collettivi, piazze coperte e non, zone di condivisione, strutture e servizi di collegamento e dialogo con il centro della città.

Nonostante questo spirito di apertura, il museo visto dall’esterno presenta una forma molto rigorosa e geometrica, con pianta rettangolare (il cui lato lungo è parallelo ai binari), che riprende quella dei vecchi edifici industriali, richiamando al genius loci e alla natura originale dell’area.  Il museo recupera in parte il vecchio edificio della stazione, che si palesa come volume sporgente dal fronte sud del nuovo edificio, che reinterpreta all’interno alcuni elementi fortemente caratterizzanti della struttura originale di fine ‘800: le grandi vetrate ad arco in vetro e ferro, i soffitti alti, gli spazi ampi e luminosi.

Su tre dei quattro lati il museo dall’esterno appare come una struttura monolitica in calcestruzzo e con una natura molto introversa: scelta progettuale dovuta all’esigenza di realizzare spazi espositivi interni non illuminati. Di contro, il quarto lato (quello nord) dell’edificio di apre sulla piazza, dialogando con la città e gli altri due musei (il MUDAC e il Museo della fotografia) di Aires Mateus, attraverso una facciata che alterna grandi aperture ad ampi pieni. L’intero prospetto è scandito da brise soleil verticali in mattoni a tutta altezza, che schermano gli interni dal sole e gli conferiscono dinamicità e maggiore leggerezza.

Gli interni ospitano collezioni sia temporanee che permanenti, tra cui opere di Auguste Rodin, Paul Klee, Anish Kapoor, Giovanni Giacometti . . . Oltre agli spazi di servizio e di distribuzione, affascinante è il foyer di ingresso, che occupa l’intera altezza dell’edificio e si collega al volume recuperato della stazione esistente, che si affaccia sui binari e sulla città. L’interno è caratterizzato da ampi spazi che alternano l’utilizzo saggio della luce artificiale alla luce naturale che riempie gli interni in maniera omogenea e delicata; invece la copertura è caratterizzata da un sistema di lucernari inclinati che incanalano la luce verso gli spazi espositivi dell’ultimo piano.

Platform 10, nonostante il polo museale non sia ancora terminato, sembra già la risposta migliore alle esigenze di una città che guarda al futuro e ad un crescente sviluppo economico e demografico. Il progetto incarna il desiderio di dare risposta ai nuovi bisogni e di accogliere rinnovati spazi per la cultura e le arti. Sarà un luogo di partecipazione e condivisione per i cittadini di Losanna e per tutti i suoi visitatori. Sarà competitivo, a mio parere, in quanto a bellezza architettonica, rispetto ad altri grandi progetti, come la Ciudad de las artes y las ciencias di Santiago Calatrava a Valencia, o il progetto di Rem Koolhaas della Fondazione Prada a Milano, nati entrambi dalla riconversione di aree dismesse e ricche di potenziale.

Platform 10 rappresenta dunque l’esempio della possibilità di “vincere”, quando una città investe risorse sulla cultura, dove la ricchezza che se ne ricava risulta condivisa: ognuno può trarne opportunità di crescita e di benessere. L’Architettura diventa in questi casi strumento per guardare in prospettiva, al futuro, non limitandosi ad interventi circoscritti ed isolati nel tempo.