Se in questo periodo di reclusione foste in spasmodica ricerca di una meta per il prossimo viaggio, se e ripeto se foste pronti a prendere un biglietto aereo per New York e sempre se arrivaste nella Big Apple e prendeste la metropolitana più vicina fino alla 34th Street – Hudson Yard Station?

Girovagando e curiosando per questo nuovo elegante quartiere del lato ovest di Manhattan – da una guida scopriamo che ha debuttato solo nel 2019 – finiamo col trovarci all’angolo tra la 10th Avenue e la 33rd Street. Davanti a noi si staglia l’imponente grattacielo 30 Hudson Yards di Kohn Pedersen Fox (KPF). Notiamo una porzione triangolare, simile all’apertura in cima alla torre, estrudersi dal corpo principale dell’edificio.

Se siamo arrivati qui credo sia perché in questo viaggio la nostra valigia è la curiosità. Quindi, guidati dal nostro anelito di conoscenza, entriamo nell’edificio. Saliti sull’ascensore, dopo 52 secondi di ascesa sbarchiamo sulla piattaforma che fino a poco fa sembrava così distante. Siamo al centesimo piano. Dove siamo? Siamo su Edge, il ponte di osservazione più alto nell’emisfero occidentale.

Edge è un cuneo orizzontale incagliato all’altezza di 345 metri nel corpo principale del grattacielo supertall 30 Hudson Yards. 15 sezioni sono imbullonate per formare la piattaforma e la base angolare per un peso complessivo di 347mila chilogrammi. Ma tutto questo noi non lo vediamo, non lo sappiamo e forse neanche ci interessa.

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Ciò che cattura la nostra attenzione è lo skyline che si staglia attorno e ci avvolge. La vista è quasi a 360 gradi e offre una prospettiva nuova di New York State fino a quasi 100 chilometri di distanza.

È davvero una delle migliori viste di una delle migliori città del mondo e siamo entusiasti che tutti possano provarla di persona”, decanta un tale davanti a un gremito numero di persone che applaude. Il nostro vicino ci spiega che si tratta di Michael Turner, presidente di Oxford Properties e sviluppatore di 30 Hudson Yards. Ma a noi non interessa. Noi siamo curiosi e vogliamo vedere oltre quello che è il limite di Edge.

Avvicinandoci alla balaustra di Edge, notiamo che i pannelli in vetro sono ad angolo e ci permettono di sporgerci oltre la sottile barriera tra terreno e precipizio. Rimaniamo in osservazione qualche minuto e respiriamo un’aria frizzante e leggermente rarefatta.

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Soddisfatti dell’esperienza, indietreggiamo pensierosi in cerca di una nuova meta e bam! … il fiato ci viene a mancare. Ci accorgiamo solo ora che stiamo camminando sulle correnti d’aria che fino a poco fa ci riempivano i polmoni. Vediamo tutto quello che accade nel sotto-mondo grazie al pavimento in vetro incorporato che copre 70 metri quadrati di Edge, permettendoci di guardare direttamente sulla strada sottostante.

©Max Touhey

Rimaniamo di stucco. Distolto finalmente lo sguardo, ci accorgiamo che è sera. Siamo rimasti incantati da questa magia. Lo scorrere del tempo si è fermato su questo ponte verso l’infinito. Ma non il mio appetito, quindi via a cercare un posto dove rifocillarsi! E fate attenzione a non pestare i puntini cento piani più sotto! D’accordo, il bar per l’aperitivo di Edge non vi attrae, anche se lo champagne e gli spuntini leggeri a me intrigavano molto. Mentre ci dirigiamo verso l’ascensore, ecco l’imprevisto finale. Una scala che sale. No, è ora di mangiare. No! Vabbè, io volevo cenare ma voi insistete a salire ancora, quindi riempiamoci le menti e il cuore di queste visioni.

©Peak

E invece, al piano 101, ci troviamo in un ristorante a servizio completo di nome Peak. Il cameriere ci consiglia un tavolo all’angolo sud-est concludendo: “Quassù, nel cielo, ci sono cose che possiamo vedere… ma ci sono anche cose che non possiamo vedere. Io parlo sempre delle cose che gli altri non possono vedere. Alla gente piace ascoltare le storie di cose che non possono vedere. Beh, da questo angolo potrete vedere tutto quello che desiderate”. Aveva ragione.

©Peak