Lo scorso primo marzo è stato proclamato il vincitore dell’annuale premio Pritzker, l’equivalente del premio Nobel alla carriera per architetti. Ad aggiudicarselo sono stati Rafael Aranda, Carme Pigem e Ramon Vilalta, i super catalani RCR Arquitectes. Sono i trentanovesimi vincitori di questo prestigioso riconoscimento, il primo trio nella storia ad essere insignito e solo i secondi di origine spagnola, dopo Rafael Moneo nel 1996.

Il trionfo di archistar popolari e mediatiche? Tutt’altro!
Gli RCR sono uno studio che ama progettare “in loco” e “a sei mani” piuttosto che davanti ad un computer. Da sempre attenti all’artigianalità e alle tradizioni costruttive del luogo – spesso Olot, il paese dove hanno la sede e hanno costruito la maggior parte dei progetti – , sanno comunque essere intelligentemente contemporanei: in una società globalizzata ed internazionale, gli RCR dimostrano che è possibile fare buona architettura al passo coi tempi, con le tecnologie adeguate, in funzione delle necessità odierne senza rinunciare alle proprie origini.
“Our roots firmly in place and our arms outstretched to the rest of the world”, scrive la giuria del premio Pritzker nella lettera di proclamazione.

La cura per i particolari, la sensibilità materica, l’attenzione per la natura e il ricorso ad un contrasto educato e consapevole nei confronti del paesaggio sono i cardini della ricerca degli RCR. Con l’uso dell’acciaio Cor-Ten, fil rouge quasi ossessivo dei progetti migliori nel corso degli anni, dimostrano che l’unitarietà materica di un edificio può portare forza e semplicità all’architettura senza mai scadere nel banale.
Da questa poetica progettuale hanno preso forma alcuni veri capolavori che sono o sono stati d’ispirazione per centinaia di architetti – tra cui me, nelle lunghe notti insonni durante la tesi di laurea!

Per approfondire:
http://www.rcrarquitectes.es
http://www.pritzkerprize.com/2017/jury-citation
http://www.pritzkerprize.com/2017/2017-announcement-video