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Oggi vi parlo di design in ambito digitale, nello specifico di ‘app-design’. Uno dei casi più interessanti che ho avuto modo di approfondire è la app Spotify e il suo specifico layout. Ma prima una breve panoramica su questa piattaforma: le ultime ricerche nell’industria musicale hanno evidenziato che nel 2017 il noto servizio di streaming musicale svedese ha registrato 140 milioni di utenti attivi e oltre 70 milioni di sottoscrizioni al servizio Premium. Ciò rende Spotify la piattaforma più utilizzata al mondo tra tutti i servizi attualmente disponibili tra cui Apple Music, Deezer, Tidal e molti altri.

Ma quanti di voi ascoltatori hanno realizzato un cambiamento nelle loro abitudini? Ad esempio, vi siete resi conto di non ascoltare più un album per intero, preferendo invece una playlist? E ancora, vi siete resi conto del fatto che nella vostra home di Spotify appaiono immancabilmente delle playlist musicali incentrate sul contesto d’ascolto invece che sul genere musicale?

In tutto ciò il Design c’entra eccome, perché il modo in cui è pensato uno spazio può condizionare le nostre abitudini in maniera sostanziale. Io stesso mi rendo conto di essere influenzato dal layout di Spotify in maniera indiretta, quasi inconsapevole. Accedendo al mio profilo noto che la home si presenta come una grande stanza colma di proposte musicali ‘pensate per me’. Mi suggerisce playlist come “Indie”, “Pop”, “Made For You” e “Mood”, indirizzandomi verso un ascolto che, per esempio, prescinde dal più tradizionale concetto di ‘disco’. Spotify mi suggerisce anche di gustare la mia colazione ascoltando “Il Caffé del buongiorno!”, di cantare sotto la doccia sulle note delle canzoni selezionato in “Doccia Pop” e di rilassarmi dopo il lavoro con la selezione “A Fine Giornata”. Playlist come “Chill” sono incentrate su uno stato d’animo, altre come “Training” o “Beach” sono pensate per un determinato luogo o ambiente. Il design della app mostra come i ruolo di Spotify non sia quello di un semplice ‘magazzino musicale’ volto unicamente a contenere milioni di canzoni, ma ci porta a riconsiderare i nostri parametri quando scegliamo quale musica vogliamo ascoltare.

Tali tendenze sono già state rilevate da tempo dall’industria musicale e dallo stesso stesso team di sviluppo di Spotify. Già nel 2015 il direttore di The Echo Nest – la developer company di Spotify – Paul Lamere dichiarava che 17 delle 100 top playlist di Spotify sono relative a un genere musicale e 41 di queste sono invece relative a un contesto specifico. In altre parole, il design di Spotify può influenzare le nostre abitudini d’ascolto che, a loro volta, hanno ripercussioni sulla musica stessa.

C’è un lavoro di scelta e disegno nella progettazione di una app che non è mai casuale, esattamente come non può esserlo quella di una qualsiasi costruzione. Tale ‘app design’ sembra infatti favorire nuovi concettualizzazioni per la musica, a partire da come la ascoltiamo fino a come la classifichiamo, e gli ‘app designer’ di Spotify sono un po’ i demiurghi di questa dimensione in cui ci immergiamo per ascoltare la nostra musica.

Spotify è dunque uno spazio virtuale dove il programmatore è l’architetto virtuale della piattaforma. Qui, esploriamo una nuova dimensione d’ascolto fatta di un catalogo di oltre 35 milioni di canzoni, che però è tutto fuorché un contenitore neutrale per le scelte dei suoi utenti. Da grande appassionato di musica trovo interessante includere nelle mie riflessioni sul Design anche il mondo digitale dello streaming musicale, poiché la musica è fatta da chi la suona, la produce, ma anche da chi la riceve. Mi domando: chissà quali canzoni sceglierò di ascoltare in futuro su Spotify, ma soprattutto chissà perchè.

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